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Parla il direttore del campo profughi di Moria che abbandona l'incarico

Parla il direttore del campo profughi di Moria che abbandona l'incarico
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Il campo per richiedenti asilo di Moria, sull'isola greca di Lesbo, è la frontiera sul dramma dell'umanità. Qui si è tentato di mettere un tappo ai flussi migratori dall'Egeo. L'usura porta oggi molti benefattori del campo a gettare la spugna, come accade Giannis Balpakakis ormai ex-direttore del campo.

Giannis Balpakakis, direttore del campo di Moria: Sono rimasto fino ad oggi perché la situazione era difficile a causa dell'aumento dei flussi, ma devo occuparmi di me stesso per problemi personali, devo dimettermi. La percezione che si ha di noi non corrisponde al vero in un campo concepito per 3000 persone ne abbiamo ospitato 10.500 persone, capite bene che la cosa è un problema enorme.

Ma l'Unione Europea ha lasciato la Grecia al suo destino?

Giannis Balpakakis: L'Unione ha finanziato molte cose di questi programmi e non credo che la Grecia sia stata gravata finanziariamente dalla crisi dei migranti. Sarebbe ingiusto affermare che la Commissione non ci ha aiutato. Certo gli altri paesi non hanno accolto i migranti che dicevano avrebbero preso, quindi questo è un carico enorme per noi. Non siamo ai numeri del 2015 ma i flussi migratori negli ultimi mesi sono aumentati.

Quale consiglio darebbe a chi verrà a sostituirla in questo arduo incarico?

Giannis Balpakakis: Deve dare l'anima. Per cercare di aiutare tutte le persone che vengono qui. Bisogna avere umanità. Bisogna prendersi cura delle persone con cui si lavora e avere un forte senso del dovere. Se i tuoi colleghi crollano psicologicamente l'intero sistema va a rotoli.