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Nassiriya, condannato il generale Stano: "Sottovalutò rischi e allarmi"

Quel che restò dell'esplosione all'interno della Base "Maestrale" a Nassiriya.
Quel che restò dell'esplosione all'interno della Base "Maestrale" a Nassiriya. -
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REUTERS/Zohra Bensemra PP03110056
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Il generale Bruno Stano, alla guida della Brigata Sassari durante la missione italiana in Iraq, è stato condannato in sede civile a risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya.

La strage, nella quale persero la vita 19 italiani (12 carabinieri, cinque militari dell'esercito e due civili), avvenne il 12 novembre 2003.

16 anni fa il generale Stano, assolto in sede penale, era al comando della missione e, secondo i giudici della Corte di Cassazione, sottovalutò "rischi e allarmi" in cui si trovavano i militari all’interno del quartier generale italiano a Nassiriya in caso di un attentato alla base 'Maestrale' e per la complessiva insufficienza delle misure di sicurezza.

"La sottovalutazione dei rischi è stata grave", ha commentato l'avvocatessa Francesca Conte che difende quasi tutte le parti civili".

I 12 carabinieri rimasti uccisi a Nassiriya.

"Negligenza e imprudenza"

Senza successo, Stano - difeso dall'Avvocatura dello Stato - ha sostenuto che la Corte di Appello di Roma nel 2017 lo ha ingiustamente condannato senza che il suo comportamento sia stato "lassista" o macchiato da "macroscopiche inosservanze".
Ma i giudici della Cassazione replicano che "si ha colpa grave anche quando chi agisce non fa uso della diligenza, della perizia e della prudenza professionale esigibili in relazione al tipo di servizio pubblico" di cui si è incaricati.
Per il verdetto, la "condotta colposa" di Stano evidenzia "profili di negligenza ed imprudenza, in particolar modo con riferimento alla valutazione dei livelli di rischio", da lui conosciuti come "pericolo effettivo e crescente, e come imminente, almeno dall'ottobre 2003", e per quanto riguarda la necessità "di innalzare le misure di protezione passiva" della base 'Maestrale'.
Si segnala "la mancanza di un'area di rispetto, inesistenza di una serpentina, hesco-bastion troppo bassi e riempiti di ghiaia anzichè di sabbia" e lo si accusa di "non aver provveduto a temporanei posti di blocco o alla chiusura del ponte e della via".

La misura del risarcimento a carico di Stano, che ha già beni sotto sequestro nell'ambito di una causa intentatagli da un militare sopravissuto alla strage irachena, sarà quantificata in un'altra causa.

L'allora ministro della Difesa Sergio Martino in visita a Nassiriya.

La dinamica dell'attentato

La dinamica dell’attentato fu subito chiara: alle 10.40 del mattino di quel maledetto mercoledi 12 novembre 2003, un' autocisterna forzò il posto di blocco all'entrata della base 'Maestrale' - una delle due sedi dell’operazione "Antica Babilonia" alla quale partecipavano 3000 uomini -, situata nel vecchio edificio della Camera di Commercio locale, e gli occupanti aprirono il fuoco contro i militari a guardia dell'ingresso che reagirono sparando.
Il carabiniere di guardia, Andrea Filippa, riuscì a uccidere i due autisti e il mezzo non arrivò all’interno della caserma: dopo aver travolto le barriere passive (reti e fili spinati) poste a difesa della struttura, però, il camion esplose.

Pochi istanti dopo l'esplosione.

L'esplosione distrusse gran parte dell'edificio, posto sulle rive del fiume Eufrate e danneggiò una seconda palazzina dove aveva sede il comando. Nel cortile molti mezzi militari presero fuoco e andò in fiamme anche il deposito delle munizioni.
Nel luogo della deflagrazione si formò un cratere profondo tre metri e largo otto: tutto ciò che c’era nel raggio di 70 metri venne distrutto.
28 vittime, tra cui i 19 italiani.

Verrà alla luce successivamente che a compiere la strage furono terroristi legati ad Al Zarqawi, allora capo di Al Qaeda in Iraq.

Le vittime

Tra le vittime, 12 carabinieri della Msu (Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa), cinque uomini dell'Esercito (Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci) e due civili, il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace e l'operatore della cooperazione internazionale Marco Beci.

Il 17 novembre le salme vennero riportate in Italia, il giorno successivo furono celebrati i funerali di Stato a Roma nella basilica di San Paolo e fu proclamato il lutto nazionale.

La missione si concluse l’1 dicembre del 2006, mentre a partire dal 2009 il 12 novembre è la “Giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”.

Le bare delle vittime di Nassiriya ricoperte dalla bandiera tricolore.

"Ora la giustizia ha fatto il suo corso"

"Ora la giustizia ha fatto il suo corso", ha commentato Paola Cohen Gialli, vedova di Enzo Fregosi, uno dei carabinieri rimasti uccisi nell'attentato.

"Non c'è nulla da festeggiare: per noi familiari delle vittime", ha aggiunto, "è stato un percorso molto lungo e doloroso che ora è finalmente arrivato a compimento".

I giudici della Terza sezione civile della Corte di Cassazione hanno confermato l’assoluzione per l’allora colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, oggi generale e all’epoca responsabile della base ‘Maestrale’ di Nassiriya.

Secondo quanto emerso dai processi, prima in sede penale e poi civile, Di Pauli tentò di far salire il livello di guardia e di protezione, ma dai superiori non ottenne le misure sperate.

Una soldatesse italiana durante la spedizione in Iraq.