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Rouhani risponde a Trump: "Alla Casa Bianca malati mentali"

Rouhani risponde a Trump: "Alla Casa Bianca malati mentali"
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La rottura del canale diplomatico tra Stati Uniti è Iran è ormai conclamata. L'ordine esecutivo firmato da Trump che impone nuove sanzion all'Iran restringe i margini di manovra ai minimi livelli. Le nuove misure decise da Washington stavolta prendono di mira anche il leader supremo iraniano Ali Khamenei, definito il "responsabile finale della condotta ostile" che sarebbe attuata da Teheran, negandogli l'accesso alle risorse finanziarie. La reazione del Presidente iraniano Hassan Rouhani è incendiaria:

"Nessuna persona saggia farebbe ciò che stanno facendo in questi giorni gli Stati Uniti - ha tuonato il Presidente iraniano Hassan Rouhani - sento una forte frustrazione e una grande confusione tra i leader degli Stati Uniti e alla Casa Bianca. Soffrono di disabilità mentale. La Casa Bianca è afflitta da malattia mentale e non sa cosa fare".

All'accusa di voler distruggere ogni meccanismo per il mantenimento della pace e della sicurezza, Washington risponde per bocca del Consigliere alla Sicurezza Nazionale John Bolton: "Il presidente ha aperto la porta a vere negoziazioni per eliminare completamente e in modo verificabile il programma di armi nucleari dell'Iran, quello di allestimento di sistemi di lancio di missili balistici, il suo sostegno al terrorismo internazionale e il suo comportamento considerato alla stessa stregua dal mondo intero. "

LE REAZIONI

La crescente tensione nella area spaventa i paesi vicini come il Pakistan che per bocca del ministro degli Esteri Mehmood Qureshi sentito da Euronews chiede che riprenda il dialogo: "Il Pakistan vuole vedere un modo negoziato per uscire da questa crisi, non credo che le crescenti tensioni nella regione possano aiutare gli Stati Uniti, l'Iran o l'intera regione".

La Cina si fa avanti provando a richiamare alla calma gli Stati Uniti: "Applicare ciecamente la massima pressione non risolverà il problema - dice il ministro degli Esteri cinese - ci vuole calma e moderazione".

Anche la Russia prende posizione e affida al suo ministro degli Esteri Sergej Lavrov parole di peso: per Mosca le nuove sanzioni americane contro l'Iran sono "sconsiderate" e "destabilizzanti": "Le autorità americane dovrebbero pensare bene a dove possa condurre questa politica imprudente", ha aggiunto il ministro. Secondo Mosca, la politica Usa nei confronti dell'Iran "è in grado non solo di destabilizzare il vicino e il Medio Oriente ma minaccia l'intero sistema di sicurezza internazionale".

Il segretario alla Sicurezza russa Nikolai Patrushev in apertura della Trilaterale a Gerusalemme con Israele e Usa ha detto che Mosca è in possesso di prove che dimostrerebbero come il drone statunitense si trovasse nello spazio aereo iraniano quando è stato abbattuto da Teheran. E che le evidenze esibite da Washington sul presunto ruolo dell'Iran nell'attacco alle petroliere nel golfo di Oman sarebbero di scarsissima qualità di fattura non professionale.

In questo clima, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, in viaggio nella regione, lavora per accrescere l'isolamento dell'Iran, e la sua missione solleva interrogativi tanto all'Onu quanto in Europa, dove si teme che la tensione, in aumento dopo gli attacchi alle petroliere e l'abbattimento da parte iraniana di un drone statunitense, possa facilmente degenerare in conflitto armato.