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Paziente morì, 'manomessa prova'

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Di ANSA
Paziente morì, 'manomessa prova'
Motivazioni Corte di assise di appello per Daniela Poggiali

(ANSA) – RAVENNA, 21 GIU – La paziente non morì per
avvelenamento da potassio, né acuto né sub-letale. Il tubicino
della flebo contenente potassio non era suo. E le modalità di
raccolta dei reperti recuperati da personale ospedaliero quando
già l’infermiera era stata individuata quale “possibile autore
del reato”, hanno “disatteso ogni garanzia prevista” dal codice
di procedura penale arrecando “alle indagini un vulnus di
correttezza e di genuinità”. È questo il nucleo delle
motivazioni con cui la Corte d’Assise d’Appello di Bologna il 23
maggio ha nuovamente assolto l’ex infermiera Ausl Daniela
Poggiali, perché “il fatto non sussiste”, dall’accusa di avere
ucciso la paziente 78enne Rosa Calderoni con un’iniezione di
potassio praticata l’8 aprile 2014 a poche ore dal ricovero
all’ospedale di Lugo, nel Ravennate. I giudici hanno anche trasmesso gli atti alla Procura
competente per vagliare, nei confronti di alcune persone,
calunnia e simulazione di reato.

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