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Come i 7 anni nell'ambasciata ecuadoriana hanno minato la salute di Julian Assange

Come i 7 anni nell'ambasciata ecuadoriana hanno minato la salute di Julian Assange
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REUTERS/Hannah McKay & REUTERS/Peter Nicholls/File Photo
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Le immagini di Julian Assange trascinato fuori dall'ambasciata ecuadiorana di Londra hanno fatto il giro del mondo e hanno segnato la fine di un asilo coatto durato sette anni, ben 2487 giorni.

Sullo stato di salute del co-fondatore di Wikileaks, su cui ora pesa la richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti, in passato sono stati lanciati diversi appelli - anche alla luce dei referti medici vergati dal personale che ha potuto visitarlo.

Abbiamo parlato con Brock Chisholm, un consulente londinese di psicologia clinica e fondatore di Trauma Treatment International, che ha avuto l'occasione di esaminare le condizioni di salute di Assange diverse volte nell'ultimo anno e mezzo.

Assieme a Sondra Crosby, direttrice e professoressa associata alla scuola di medicina della Boston University, ha scritto in un articolo del 2018 per il Guardian che lo stato di salute del paziente Assange era "pericoloso", facendo appello per un suo ricovero garantito in una struttura ospedaliera.

Ora che Assange è fuori dall'ambasciata, abbiamo domandato al prof. Chisholm quali siano stati gli effetti di sette anni di "confino" sulla sua salute psicofisica.

Mancanza di luce solare, esercizio fisico e accesso a una dieta sana

"Come esseri umani, ci siamo avoluti per stare all'aperto e per socializzar con altri esseri umani", ha spiegato Chisholm a Euronews. Assange aveva accesso a due stanze dell'ambasciata - una grande stanza sul lato anteriore, dove viveva, e un'altra in cui riceveva gli ospiti. Non era in completo isolamento, ma la minaccia di ciò che sarebbe potuto accadere una volta fuori era come una spada di Damocle sulla sua testa, a detta dello psicologo.

Prima era in grado di utilizzare Internet e vari altri dispositivi di comunicazione, ma nell'ultimo anno sono state applicate "severe restrizioni" che hanno avuto un effetto molto negativo su di lui. Un fattore chiave che avrebbe avuto un impatto sulla salute fisica di Assange è stata la mancanza di esposizione alla luce solare, che può portare ad una carenza di vitamina D. I sintomi includono stanchezza, debolezza, dolori muscolari e ossei.

Un "sistema di allarme" in allerta costante per 7 anni

Chisholm ha detto che la cosa che ha avuto l'effetto più profondo sulla salute psicofisica di Assange è stata la minaccia di ciò che sarebbe potuto succedere una volta lasciata l'ambasciata. Credeva che, se avesse abbandonato l'edificio, sarebbe stata messa a repentaglio la sua stessa vita, non solo la libertà.

"Era preoccupato di essere estradato negli Stati Uniti ed essere messo in isolamento come ora si trova ad essere Chelsea Manning", continia Chisholm. "In un certo senso, le sue più grandi paure si stanno realizzando".

Questo continua preccupazione pone un problema: "Il sistema di sopravvivenza del signor Assange, quello che tutti noi abbiamo in corpo e che ci protegge dal pericolo (detto anche ipereccitazione o reazione acuta da stress), è stato sempre attivo. Questo che significa che tutte le sostanze neurochimiche ad esso associate, come l'adrenalina, sono state sovrapprodotte".

La cosa può avere profondi effetti fisici e psicologici anche associati a diabete, cancro, insonnia.

"Le persone in cui sistemi di minaccia sono stimolati in questo modo muoiono più giovani, il margine è significativo", ha detto lo psicologo.

La detenzione arbitraria aumenta il rischio di suicidio

L' "arbitrarietà" della detenzione di Assange avrebbe potuto metterlo sotto una pressione psicologica ancora maggiore. Non aveva idea di quando e se avesse mai potuto lasciare l'ambasiata - una situazione simile a quella dei richiedenti asilo, analizza Chisholm.

Il fatto che una persona non sappia quando potrà uscire è un "onere psicologico aggiuntivo", che attiva il sistema di minacce e può portare ad ansia, depressione e psicosi.

Le persone in queste situazioni hanno maggiori probabilità di diventare aggressive e di cercare di fuggire dalla situazione, ritiene lo psicologo. "Se non puoi scappare da una situazione, una delle vie a tua disposizione è il suicidio. Le persone che sono tenute in isolamento e sotto stress continuato hanno più possibilità di commettere un atto suicida".

Che cosa succede ora per Julian Assange?

Il capo di WikiLeaks è stato giudicato colpevole di aver violato le sue condizioni di cauzione dalla Corte dei magistrati di Westminster, giovedì scorso.

Il Regno Unito deve ora decidere se intende estradarlo negli Stati Uniti, dove si troverebbe ad affrontare accuse di crimini informatici e quelle avanzate dal Dipartimento di Giustizia per aver "cospirato" con Chelsea Manning, ex analista dell'intelligence statunitense. Rischia, se condannato, fino a cinque anni di prigione.

Secondo Chisholm, Assange dovrebbe ottenere un ricovero sicuro in ospedale. "Ora che si trova in prigione, spero possa avere accesso ad una copertura sanitaria adeguata".