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Theresa May, ovvero: Lady Brexit

Theresa May, ovvero: Lady Brexit
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REUTERS/Christian Hartmann
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All'annuncio delle dimissioni di David Cameron in seguito alla sconfitta nel referendum del 23 giugno 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, Theresa May si candidò ufficialmente alle primarie del Partito Conservatore. Dopo un primo scrutinio tra i parlamentari del suo schieramento politico, emerse come la più votata, seguita da Andrea Leadsom, la quale si ritirò l'11 luglio. La May rimase l'unica candidata alla carica di leader e, quindi, di Primo ministro, diventando, due giorni dopo, la seconda donna di sempre a ricoprire la carica dopo Margaret Thatcher, eletta nel 1979.

Nel gennaio 2017, Theresa May ha tenuto il suo discorso alla Lancaster House, annunciando che avrebbe portato il Regno Unito fuori dal mercato unico e dall'unione doganale per firmare nuovi accordi commerciali, rimuovere la giurisdizione della Corte di giustizia e ridurre l'immigrazione.

Dopo un anno a numero 10 di Downing Street, nelle elezioni generali del 2017, si è confermata Primo ministro, benché i conservatori non abbiano conseguito la maggioranza assoluta dei seggi. Proprio per questo, il secondo governo May si è così formato a seguito di un accordo con il Partito Unionista Democratico.

Quindi il via ai due anni di negoziati con l'Unione Europea per definire l'uscita del Regno Unito. In quell'occasione ribadi' il concetto di non volersi avvicinare a questi negoziati aspettando il fallimento, ma anticipando il successo. Questo perché il Regno Unito, ha continuato la May, è una grande nazione globale con così tanto da offrire all'Europa e così tanto da offrire al mondo "

Due anni controversi, interrotti bruscamente dagli attentati terroristici a Manchester e Londra e ripresi con una Theresa May meno forte di prima avendo perso la sua piccola maggioranza in Parlamento.

Nel corso di molti mesi Theresa May e il suo team hanno negoziato con Bruxelles prima di raggiungere finalmente un progetto di accordo di revoca nel novembre 2018.

Ma i problemi non erano finiti, Un mese dopo, la Primo Ministro, ha ritirato il suo accordo di ritiro da un voto di conferma del Parlamento in quanto in assenza di numeri e solo per affrontare un voto di sfiducia dal proprio partito.

Sopravvisse, ma quando alla fine il voto ebbe luogo a gennaio, subì l'umiliazione della più grande sconfitta che la storia ricordi per un Governo alla Camera dei comuni.

Il resto è storia recente. La May ha visto bocciato il suo accordo di ritiro altre due volte. Nemmeno la promessa delle sue stesse dimissioni è stata sufficiente per convincere il Parlamento.

Il tutto con la scadenza fissata al 29 marzo alle porte e una situazione assolutamente di stallo. Il Parlamento è riuscito ad ottenere voti indicativi storici per cercare di avere il controllo della Brexit e Theresa May è stata costretta a cercare una breve estensione all'articolo 50 per impedire una hard Brexit e ad annunciare, perdendo ulteriori consensi tra i suoi, che avrebbe avviato trattative con il leader dei laburisti Jeremy Corbyn per cercare di trovare un compromesso più morbido sulla Brexit e che la Camera dei Comuni avrebbe sostenuto.

Theresa May e il suo stile di leadership scomodo. I critici la accusano di speso troppo tempo del suo incarico incentrandolo sulla Brexit, ma volente o nolente, male o bene un posto nella storia recente, Lady Brexit se lo è ritagliato.