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Brexit, cosa farà ora il Parlamento britannico? Le varie opzioni

Brexit, cosa farà ora il Parlamento britannico? Le varie opzioni
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Una foto della manifestazione londinese anti-Brexit del 23 marzo scorso. REUTERS/Kevin Coombs
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La nuova deadline proposta dalla Ue al Regno Unito per decidere cosa fare della Brexit è il 12 aprile.

Allo stato attuale delle cose, è questa la nuova data legalmente vincolante per il divorzio tra le due parti. Se Westminster approverà l'accordo trovato tra Theresa May e la Commissione europea, già respinto due volte, ci sarà uno slittamento al 22 maggio per permettere al Parlamento inglese di predisporre gli opportuni accorgimenti legislativi. In caso contrario, il Consiglio europeo si aspetta che il governo britannico indichi come intende procedere altrimenti. Dovrà presentare una proposta di "way forward", entro il 12 aprile, appunto.

Se il piano May verrà approvato, questo aprirà la strada ad una serie di "voti indicativi" su varie opzioni. Resta da decidere come saranno organizzate le votazioni alla Camera e quali di esse avranno fortuna. Ecco alcune delle principali opzioni sul tavolo.

Accordo: Negoziato da Londra e Bruxelles e approvato dalla Ue, è stato respinto già due volte dalla House of Commons del Regno Unito. Si tratta dell'accordo di recesso sui termini dell'uscita del Regno Unito dall'UE che include una dichiarazione politica. Questa delinea un quadro per i futuri legami tra le due parti.

Nessun accordo: Il Regno Unito lascerebbe l'UE senza un accordo formale. Entrambe le parti hanno elaborato piani di emergenza, ma gli accordi giuridici relativi al commercio e a molti aspetti della vita quotidiana verrebbero bruscamente meno. Alcuni Brexiters dell'ala dura ci sperano, anche se molti economisti e imprese affermano che sarebbe estremamente dannoso per il Regno Unito. I deputati hanno già respinto quest'idea con un voto non vincolante.

Secondo referendum. Si stima che sabato scorso a Londra un milione di persone abbiano manifestato a favore di un secondo referendum. Diversi partiti di opposizione lo sostengono - così come il partito laburista. Corbyn sostiene che ormai tutte le altre opzioni siano state già esplorate senza successo. Tuttavia, nel complesso, finora non ha ricevuto un sostegno adeguato in Parlamento.

Revoca dell'articolo 50. A mezzogiorno di lunedì, più di 5,4 milioni di persone hanno firmato la famosa petizione per chiedere di restare nella Ue. Il governo ha il diritto di ritirare unilateralmente la sua notifica di lasciare l'UE ai sensi del trattato di Lisbona, annullando di fatto la Brexit. Ma il governo e i Brexiters affermano che la cosa avrebbe impatti catastrofici sulla fiducia dei cittadini nella democrazia rappresentativa - e, quindi, nella classe politica attuale. Pochi i parlamentari a suo favore.

Accordo di libero scambio. Si pensa questo accordo potrebbe essere simile a quello che ha stretto il Canada con la Ue, noto come CETA. Gli scambi di merci sono praticamente esenti da dazi doganali, ma esistono altre barriere e l'accesso ai servizi è limitato. I Brexiters sono favorevoli a questa opzione in quanto comporterebbe legami più flessibili con la Ue, consentendo al Regno Unito di concludere i propri accordi commerciali. Tuttavia, non risolverebbe il problema del backstop irlandese e sarebbe comunque necessario sostenere prima l'accordo di recesso di Theresa May.

Unione doganale. Vista come una sorta di Brexit "più morbida", questa è l'opzione preferita dai laburisti. Il partito e molti deputati potrebbero sostenere l'accordo di recesso se ci fosse un chiaro percorso verso questo obiettivo. Tuttavia, limita i futuri accordi commerciali e il governo di May tende ad escluderla a priori.

Mercato unico. La cosiddetta "opzione Norvegia", ovvero rimanere parte dello Spazio economico europeo (EEA): significa avere con la UE accordi economici simili a quelli attuali e consentirebbe di stipulare accordi commerciali separati con i paesi terzi. Tuttavia, comporta il rispetto delle norme UE come la libera circolazione - una linea rossa da non valicare per i Brexiteers. Una proposta di variazione "Mercato comune 2.0" o "Norvegia Plus" aggiunge un'unione doganale.

Se non ci sarà consenso intorno a nessuna opzione alternativa, May e i suoi sostenitori potrebbero considerare giovedì come il giorno ideale per ripresentare l'accordo di recesso al Parlamento per un terzo voto. Venerdì, dunque, non sarà più il giorno della Brexit: tutto è rimandato o al 12 aprile o al 22 maggio.