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Caso Carabellò, 'nessun dubbio su falso'

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(ANSA) – BOLOGNA, 6 FEB – Esami grafologici, elementi
logico-razionali e testimonianze indicano che sia stata
l’imputata Simona Volpe a contraffare il testamento olografo,
poi pubblicato da un notaio, che la nominava unica erede
dell’amica Elisabetta Filippini. Lo spiega la sentenza che ha
condannato a due anni Simona Volpe per falsificazione di
testamento. Il processo, concluso a ottobre a Bologna, nacque
dall’inchiesta sulla scomparsa di Biagio Carabellò, di cui non
si hanno notizie dal 23 novembre 2015 e per cui la Procura ha
chiesto l’archiviazione. Elisabetta Filippini, morta nel 2010,
era la fidanzata di Carabellò. Nel testamento Volpe era nominata unica erede da Filippini,
ma tre perizie avevano concluso per la falsità dell’atto, per
ricalco e imitazione di un testamento che indicava invece
Carabellò come erede. Le indagini partirono dall’esposto dei familiari dello
scomparso, assistiti dall’avvocato Barbara Iannuccelli. Per il
giudice l’imputata ha agito “per esclusivo vantaggio
patrimoniale personale”.

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