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Gli Usa contro Ebola. Al via da New York i controlli agli aeroporti

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Gli Usa contro Ebola. Al via da New York i controlli agli aeroporti

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Decolla dal JFK la strategia degli Stati Uniti per contenere la diffusione di Ebola sul suolo americano.

Da quello di New York i controlli ai passeggeri saranno nei prossimi giorni estesi ad altri quattro aeroporti, coprendo così la quasi totalità degli arrivi dai paesi dell’Africa Occidentale, dove il virus ha fatto oltre 4.000 vittime.

Le procedure prevedono misurazione della febbre, questionari da rempire e immediato isolamento per chi presenti sintomi sospetti.

Nonostante i possibili disagi, i passeggeri intercettati al JFK si dicono ben contenti di pagare con eventuali attese, la certezza di accurati controlli sanitari.

“Non vedo di cosa ci si dovrebbe lamentare – dice un passeggero in partenza -. E’ certo meglio fare tutto il possibile per aumentare la sicurezza ai nostri confini”.

A Dallas finisce intanto nella bufera il Texas Health Presbyterian Hospital, la struttura dove lo scorso mercoledì è deceduto Thomas Eric Duncan.

L’uomo, di ritorno dalla Liberia, era stato respinto una prima volta dal pronto soccorso dell’ospedale, quando era già contagioso.

Affiancati dal reverendo e attivista per i diritti civili Jesse Jackson, i familiari ipotizzano ora di fare causa all’ospedale lamentando un “trattamento di serie B”, rispetto a quello a base del farmaco Zmapp, che aveva permesso di guarire due pazienti statunitensi.

“E’ stato discriminato perché di colore e privo di assicurazione sanitaria – ha in particolare detto il nipote, Josephus Weeks, in un’intervista televisiva.

L’ospedale ha replicato sostenendo di aver sottoposto Duncan ai trattamenti medici più appropriati, fra cui un antivirale alternativo allo Zmapp, di cui sono esaurite le scorte.