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Oro, verso la fine del "gold fix". Il timore di manipolazioni

Oro, verso la fine del "gold fix". Il timore di manipolazioni
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Che l’oro sia prezioso è un fatto abbastanza noto. Ma quanto vale esattamente? Incredibile ma vero, fino ad oggi a decidere il prezzo di riferimento del più classico dei beni rifugio, utilizzato in migliaia di transazioni ogni giorno, sono state soltato quattro persone.

I rappresentanti di quattro banche, per la precisione: le britanniche Barclays ed HSBC, la francese Société Générale e la canadese Scotiabank.

Dal 12 settembre del 1919, giorno della prima seduta a Londra, i quattro istituti si sentono regolarmente al telefono, una volta alle 11 e un’altra alle 17, per determinare, con un processo di compravendita, il cosiddetto “Gold Fix”.

Un procedimento che però, a fronte degli scandali che hanno colpito altri tassi di riferimento come ad esempio il Libor, non piace più. Troppo suscettibile di manipolazioni e, soprattutto, non più in linea con l’evoluzione delle tecnologie.

Per questo il World Gold Council, l’associazione che riunisce le principali aziende aurifere, ne ha chiesto la revisione, come è già successo con il processo analogo che fissa il costo dell’argento (il “Silver Fix”, che andrà in pensione ad agosto).

Alla conferenza organizzata questo lunedì partecipano tutti gli attori coinvolti: società minerarie, raffinatori, banche centrali, istituti di credito e Borse valori. Obiettivo: togliere un velo di opacità sul mercato del metallo più luccicante del mondo.

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