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Egitto al voto: al Sissi favorito per la successione a Morsi

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Egitto al voto: al Sissi favorito per la successione a Morsi

Egitto al voto: al Sissi favorito per la successione a Morsi
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L’Egitto ci prova di nuovo, dopo quella che la piazza lo scorso anno ha bollato come una “falsa ripartenza”, seguita alla lunga era di Mubarak.

Gli egiziani tornano allle urne lunedì 26 e martedì 27 maggio, due anni dopo aver eletto Mohammed Morsi, poco meno di uno dalla sua destituzione.

A contendersi la poltrona da presidente sono Abdel Fattah al Sissi, ex capo delle forze armate e Hamdeen Sabahi, candidato della sinistra. Con il primo nettamente favorito. Regista della fase di transizione verso queste nuove elezioni, parte di quella “road map” per la democrazia promessa dovo aver spodestato i Fratelli musulmani, in un anno buio costato la vita a 2.500 egiziani, mentre 16mila sono finiti in galera.

Coloro ancora a piede libero, tra i membri e simpatizzanti di quella che ormai è considerata dal potere attuale un’organizzazione terroristica, hanno promesso il boicottaggio delle urne.

Per loro è ancora Morsi il legittimo capo dello Stato. E chi lo ha messo in prigione dovrebbe essere condannato.

La riconciliazione sarà una delle principali sfide del nuovo presidente.

“L’Egitto – dice Hassan Nafaa, docente di Scineze politiche all’Università del Cairo – ora è tenuto a diventare un moderno stato civile, se la corrente politica islamica deciderà di prendere parte a questo processo, sarà benvenuta. Personalmente lo preferirei, perché non possiamo escludere gli islamisti dalla vita politica. Ma la domanda è: cos‘è la corrente politica islamica?”

La tensione è ancora palpabile nel Paese. Negli ultimi mesi sono aumentati ulteriormente gli attacchi contro le forze di sicurezza. Dallo scorso luglio, 500 tra soldati e poliziotti sono stati uccisi. Le autorità accusano di attacchi come questo gruppi jihadisti che cercano vendetta dopo il giro di vite contro i sostenitori di Morsi.

Quello della sicurezza è un tema fondamentale, che pesa anche sul turismo e sull’economia in generale, in recessione da quando Mubarak ha ceduto il potere. Aumenta il debito pubblico, così come la disoccupazione, al 13,4% nel primo trimestre di quest’anno. In diverse zone del Paese gli utenti, sia aziende che privati, lamentano frequenti blackout.

Entrambi i candidati hanno promesso di combattere la povertà, stimolare l’economia, attrarre investimenti stranieri e lanciare un imponente piano di infrastrutture. Ma gli inidicatori mostrano che nella popolazione prevalgono umori negativi.

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