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Kiev tra l'incudine e il martello del referendum farsa a Donetsk

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Kiev tra l'incudine e il martello del referendum farsa a Donetsk

Kiev tra l'incudine e il martello del referendum farsa a Donetsk
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Il rompicapo di Kiev. Ora che i giochi sono fatti e che, per quanto privo di fondamento legale, un risultato referendario sull’Est ucraino esiste, il governo dovrà cercare il modo di non ritrovarsi con un Paese territorialmente dimezzato, senza parlare della catastrofe economica per la potenziale perdita della regione industriale del Donbass. Per ora a Kiev la posizione è netta:

“Non c‘è nulla di nemmeno vagamente legale. Non può essere considerato un referendum” ha detto il portavoce della presidenza ucraina. “È un patetico tentativo di un gruppo di terroristi, banditi ed assassini di sfruttare il nome del popolo di Donetsk e Lugansk per coprire le proprie azioni”

Per le strade della capitale che esibisce le ferite ancora fresche della rivolta di Maidan il giudizio dei passanti è altrettanto inequivocabile.

“Il referendum è illegale secondo me” dice una residente di Kiev. “Se si fosse svolto su scala nazionale allora i cittadini ucraini avrebbero potuto decidere veramente. Ma una decisione presa da alcune centinaia, anche da alcune migliaia di persone non può valere per tutto il Paese”.

“Si presuppone che debba esprimere la volontà degli abitanti. Ma in realtà è qualcun altro che sta decidendo per loro” commenta un altro abitante di Kiev.

La nostra corrispondente a Kiev Angelina Koryakina: “Il governo ucraino non riconosce il voto nell’Est del Paese e sottolinea che il risultato non avrà alcuna conseguenza legale sull’integrità territoriale dell’Ucraina. Il compito principale dell’esecutivo ucraino è ora ristabilire il dialogo con l’Est del Paese e cercare gli interlocutori che siano percepiti come legittimi da ambo le parti per aprire un negoziato”.