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Egitto, il volto della povertà

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Egitto, il volto della povertà

Egitto, il volto della povertà
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Nel distretto di Duwaiqa, c‘è il quartiere di Manshiet Nasser, una delle baraccopoli alla periferia del Cairo. Qui, tutto ricorda che l’Egitto è uno tra i paesi arabi più poveri: il 48.9% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Considerata come una delle cause della rivoluzione del gennaio 2011, la povertà non è diminuita da allora, al contrario, è aumentata a causa della recessione economica, dell’aumento della disoccupazione e dei bassi salari.

Qui le case sono stipate in un labirinto di strade privo di sistema fognario.

L’acqua reflua scorre per i vicoli e i bambini la usano per giocare.

In una piccola casa con un solo locale vivono Hussian Abo e i suoi cinque figli.

Hussian Abo vive qui con i suoi cinque figli: “Non posseggo nulla, non ho reddito, no ho un lavoro, questo è quello che mangiamo, niente olio o altro, niente pane”.

Senza energia elettrica, senza acqua potabile, in condizioni igieniche inesistenti e la lista non finisce qui.

“Come potete vedere, dove vivo è molto piccolo – spiega una donna -, non ho alcuna assistenza dal governo. Vivo in una camera e l’acqua di scarico mi entra dalla finestra”.

Le istituzioni non sono state capaci di soddisfare le esigenze dei cittadini, senza contare i problemi sociali che si sono manifestati nella Comunità negli ultimi tre anni. Inoltre, non esiste uguaglianza per le opportunità e la giustizia sociale, e questo rimane ancora la richiesta principale della rivoluzione d’Egitto.

Ashraf Salem è un residente: “La gente qui è molto stanca e c‘è una rivoluzione imminente: è la rivoluzione del popolo affamato, chiediamo una soluzione, lo Stato deve farci sentire che c‘è”.

In questa zona vivono anche gli “Al-zabalin”, circa 35mila persone, la maggior parte occupati nella raccolta e nella vendita dell’immondizia da riciclare.

Mohammed Shaikhibrahim, inviato di euronews al Cairo: “Tra il disinteresse dei regimi deposti e isolati, la povera gente in Egitto sta vivendo un cammino di vera sofferenza, dove si cerca una dose di acqua pulita per placare la sete e un pezzo di pane per riempire lo stomaco”.