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Iran, l'occhio del regime sulla copertura delle elezioni

Iran, l'occhio del regime sulla copertura delle elezioni
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Due dei candidati alla poltrona di presidente hanno utilizzato i dibattiti pubblici per auspicare maggiore libertà di stampa. Che, per ora, in Iran è un’utopia. Sia per chi ci vive che per chi prova, in questi giorni, a raccontare la realtà del Paese venendo dall’estero.

Lo riferisce Reporter senza frontiere, come spiega Soazig Dollet, rappresentante dell’organizzazione per il Medio Oriente e l’Africa del Nord:

“Per i giornalisti stranieri è difficile spostarsi liberamente, sono sorvegliati costantemente dai traduttori, forniti obbligatoriamente dal regime di Tehran. Gli è impossibile partecipare ad appuntamenti elettorali organizzati da candidati di opposizione”.

Non solo media tradizionali. Il lungo occhio del regime si estende anche al controllo della rete.

“Internet – aggiunge la Dollet – è estremamente rallentato, quasi bloccato oggi in Iran. È realmente inquietante, rispetto a ciò che potrà avvenire venerdì”.

La macchina della censura è ampiamente rodata, pronta per gestire il racconto delle elezioni presidenziali di venerdì a piacimento delle autorità.

Francis Perrin, portavoce di Amnesty Internationl Francia, ritiene che “la repressione si traduce fondamentalmente in arresti e detenzioni arbitrarie, con processi iniqui. E in diverse forme di vessazione. Tra le principali vittime ci sono spesso professionisti dei media, giornalisti, militanti politici dell’opposizione”.

Alla stampa è spesso del tutto impedito l’ingresso nel Paese. Decine di visti sono stati negati nelle ultime settimane. “Per impedire – dicono le autorità iraniane – alle spie sioniste di entrare nel Paese”. Tra questi, evidentemente, ci sono anche i giornalisti della Bbc.