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Egitto: euronews nel bunker di Port Said

Egitto: euronews nel bunker di Port Said
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Non solo il Cairo. In Egitto è soprattutto dalla periferia che sta partendo la ribellione con il presidente Mohammed Morsi.
Fra le città in ebollizione c‘è Port Said. Un’occasione di protesta sono stati i funerali delle ultime otto persone uccise negli scontri di questi giorni. Dopo un viaggio estremamente complicato, fra checkpoint e controlli, il nostro inviato è riuscito a raggiungere a città ribelle per dare la voce ad alcuni dei familiari delle vittime.
Inusuali gli slogan come quello di un uomo che urla: “avere la barba non significa essere un fratello musulmano”.
Qui il nemico è il presidente Mohammed Morsi considerato un despota. La madre di una delle vittime ci tiene a ricordare che ha perso un figlio che con le proteste non c’entrava nulla.
Dolore e un avvertimento arrivano a Morsi da Port Said: “Venerdì prossimo scenderemo tutti in strada, occuperemo il canale di Suez non siamo dei vigliacchi”, dice quest’uomo.
Port Said è uno dei cuori economici del paese e l’esecutivo islamista di Morsi non può permettersi di perderlo. Per questo ha dichiarato lo stato d’assedio anche a Suez e Ismaiylia.

Dice il nostro inviato: “Alcune di queste proteste sono state provocate dal coprifuoco e dalle scelte del governo. Altre sono proteste fini a sé stesse. È certo però che la luna di miele fra Morsi a larghe fette di elettorato sembra finita”.

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