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No al dialogo, sì all'esercito. Lo stato d'emergenza polarizza l'Egitto

No al dialogo, sì all'esercito. Lo stato d'emergenza polarizza l'Egitto
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No dell’opposizione al dialogo, sì delle autorità all’impiego dell’esercito. Si polarizzano le posizioni in Egitto, all’indomani dello stato d’emergenza decretato da Mohammed Morsi.
Gli scontri filmati in mattinata al Cairo sono la punta di un iceberg di violenze e proteste, riesplose con forza anche nelle tre città di Port Said, Suez e Ismailia interessate dal decreto presidenziale.

Alle autorità che autorizzano l’esercito ad eseguire arresti ed affiancare la polizia nel mantenimento dell’ordine i manifestanti replicano rimproverando al Presidente di abusare delle sue prerogative e negare il deficit di democrazia, che sostengono sia all’origine delle proteste.

Scetticismo condiviso anche dall’opposizione, che all’appello televisivo di Morsi per un tavolo di dialogo nella giornata di lunedì, ha risposto formalizzando il “no” per quella che ha bollato come “misura cosmetica”. Trattare sì, ha fatto sapere il Fronte di Salvezza Nazionale, ma solo a determinate condizioni e previa una genuina apertura da parte delle autorità.

Insieme alla rabbia, cresce intanto anche il numero delle vittime: 7 quelle registrate domenica nella sola Port Said, durante i funerali delle 33 persone che avevano perso la vita alla vigilia. Almeno 50, il bilancio degli ultimi cinque giorni.

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