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Lo spirito "sostenibile" di Dunkerque

Lo spirito "sostenibile" di Dunkerque
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Dunkerque, nel nord della Francia, è una città con una lunga tradizionale industriale e che ora sta provando a cambiare rotta e a ridisegnare il proprio centro urbano.

I progetti in corso hanno l’obiettivo di conciliare interessi economici, ambientali e sociali, creare lavoro e una migliore qualità della vita per i 210mila abitanti dell’agglomerazione urbana di Dunkerque.

Impossibile parlare di questa regione senza ricordare gli eventi di settant’anni fa. Nel maggio del 1940, qui le truppe naziste accerchiarono le forze francesi e britanniche. Il 26 maggio Londra lanciò l’operazione Dynamo, un piano di evacuazione che riuscì a portare in salvo in Inghilterra il grosso del contingente britannico e oltre 100.000 soldati francesi. Londra perse 70mila uomini, uccisi, dispersi o fatti prigionieri. E fu in quel contesto che nacque l’espressione “spirito di Dunkerque”, per indicare la tenacia con cui l’Inghilterra tenne testa al nemico evitando che trionfasse. La città fu definitivamente liberata il 9 maggio del 1945.

Oggi Dunkerque ha avviato un progetto di rilancio del centro città dove vivono cinquemila abitanti, di riqualificazione del porto e riduzione del traffico.

“Dunkerque è in progetto da una ventina d’anni, alla base ci sono i cosiddetti territori Nettuno, che si trovano attorno al centro città, caratterizzato dalla piazza Jean Bart, la piazza centrale di Dunkerque”, dice Jean-Louis Muller, responsabile dei grandi progetti alla comunità urbana di Dunkerque. “Dunkerque è una città degli anni cinquanta, è una città per le automobili, con grandi viali. Con l’auto si può arrivare fino in centro e in centro almeno il 30 per cento di auto non si ferma mai, attraversa il centro per andare da est a ovest o da sud a nord. Il nostro obiettivo è completare i viali urbani e poi chiudere il centro al traffico”.

Il quartiere di Grand Large è uno dei progetti per il rilancio della città. In quest’area c’era il cantiere navale chiuso nel 1987. Ora vi sorge un eco quartiere dove gli edifici sono concepiti per essere efficienti dal punto di vista energetico.

Tra le caratteristiche del Grand Large, lo spazio ridotto per le auto, per promuovere forme di trasporto più ecologiche. Le autorità locali vogliono portare qui persone di diverse età e classi sociali. Finora sono state costruite 250 case su un migliaio di abitazioni previste, il 40 per cento è destinato ad alloggi popolari.

Daniel e Edith David si sono trasferiti qui lo scorso maggio, sono contenti di essere vicini al centro e alla spiaggia di Malo-les-Bains. Hanno visitato l’appartamento nel gennaio del 2011: all’interno c’erano 16 gradi, a riscaldamento spento. Nonostante questo sono preoccupati per il futuro di Grand Large, minacciato secondo loro dal progetto di costruzione di una strada e un ponte.

“Ci sono due progetti che presi individualmente sono buoni, il progetto dell’eco-quartiere e il progetto del centro urbano da cui si vuole allontanare il traffico”, afferma Daniel David. “Il problema è che si accavallano: per aggirare il centro le auto passeranno di qui”.

L’efficienza energetica è da tempo un obiettivo dell’agglomerazione urbana di Dunkerque. Una ventina d’anni fa, è stata creata una rete di riscaldamento che cattura il calore in eccesso di un’acciaieria per riscaldare l’acqua in circolazione nel sistema che rifornisce 12mila case e diversi edifici pubblici. Oltre all’estensione di questa rete, le autorità locali vogliono esplorare nuove fonti di energia.

“Questa rete di riscaldamento è innanzitutto un’opportunità. Venticinque anni fa era un’opportunità, gli inventori all’epoca si sono chiesti, perché perdere questo calore?, si è trattato di un’azione di buon senso”, spiega Daniel Lemang, vicesindaco. “Vedremo, all’interno di una ricerca tecnologica condotta assieme all’università, come si possono sfruttare altre fonti di calore che oggi non vengono recuperate, penso ad esempio all’inceneritore”.

Nella zona di Dunkerque ci sono anche una centrale nucleare, il terminale di un gasdotto, una raffineria di petrolio ancora in funzione e un porto che nel 2011 ha registrato più di 47 milioni di tonnellate di carichi, il 16 per cento rappresentato da carbone. Dunkerque è il settimo porto per grandezza sulla costa europea tra Le Havre e Amburgo.

Cinque anni fa, l’amministrazione portuale ha deciso di puntare sul gas naturale liquefatto e il mese scorso sono cominciati i lavori per costruire un terminale. Il costo totale del progetto gestito da due operatori francesi è di due miliardi e mezzo di euro. Dovrebbe essere completato nel 2015.

Una volta in funzione il terminale dovrebbe creare 70 posti di lavoro e un altro centinaio nell’indotto. Non ci sono solo ragioni economiche, la presenza di specie protette come il fraticello, un uccello simile al gabbiano, e una pianta erbacea, la salicornia europea, ha modificato i progetti iniziali.

“Ci sono due cose nella regione di Dunkerque che occorre segnalare: la prima è che questa resta una regione dove lo sviluppo industriale è accettato dalla popolazione”, afferma Stephane Raison, amministratore dellegato del porto di Dunkerque. “Il secondo punto da segnalare all’inizio di questo progetto di terminale di metano, è stata la volontà locale non di fare un progetto tanto per farlo, ma nel luogo prescelto si trovavano due specie protette a livello europeo. Quindi abbiamo lanciato un dibattito pubblico nel 2007 e nel 2008, che si è concluso con un parere favorevole, ma che ha spinto il porto a cambiare il progetto per tener conto dei limiti ambientali”.

Dunkerque è stata premiata come città sostenibile nel 1996. Ma non c‘è una contraddizione tra industrializzazione del territorio e vocazione ambientalista?

“Lo sviluppo sostenibile è un’innovazione legata alla crescita, non un’innovazione di rottura”, spiega il sociologo Christophe Gibout, “perché allo sviluppo economico si aggiunge una doppia dimensione, da una lato una dimensione di sostenibilità, di durata, ossia proteggere le risorse e l’ambiente per le generazioni future, e dall’altro una dimensione di democrazia partecipativa”.

In un territorio dove il tasso di disoccupazione è del 12 per cento, conservare l’industria resta il primo obiettivo per le autorità locali. Non a ogni costo, migliorare la qualità ambientale è la posta in gioco da non sottovalutare.