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I delicati equilibri economici nei rapporti tra Iran e comunità internazionale

I delicati equilibri economici nei rapporti tra Iran e comunità internazionale
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Le tensioni tra l’Iran e la comunità internazionale passano anche attraverso il sistema finanziario. Gli Stati Uniti hanno varato una legge che prevede l’imposizione di nuove sanzioni. Questa volta nel mirino di Washington ci sono la Banca centrale iraniana e il sistemo bancario della Repubblica Islamica.

In base alla legge saranno sanzionate le aziende che faranno affari con i settori petrolifero e finanziario di Teheran, così come tutti gli istituti che effettueranno delle transazioni con la banca centrale.

La decisione segue alle minacce del regime di Teheran di chiudere lo stretto di Hormuz da cui transita il 40% del greggio mondiale trasportato via mare e il 20% di quello trasportato complessivamente. Si tratta di una via strategica che collega l’Oceano indiano e il golfo dell’Oman con il golfo Persico ed è l’unico collegamento via mare fra i ricchi giacimenti petroliferi del Golfo e il resto del mondo.

La chiusura dello stretto bloccherebbe le esportazioni di greggio di tutti i paesi Opec lasciando il mondo a secco di carburante. Scenario che ha creato inquietudine anche in Europa.

L’Unione europea acquista il 18% delle esportazioni di petrolio iraniano, che per il Paese è la principale fonte di introiti, ben il 60% del Pil.

I Paesi dell’Unione Europea sono i principali clienti della Repubblica islamica, in particolare Italia, Grecia, Spagna e Belgio.

Nel 2010, i Paesi europei hanno importato più di 30 milioni di tonnellate di greggio dall’Iran, pari al 5,8% del fabbisogno totale.

A seguito della recente notizia del nuovo programma di arricchimento dell’impianto di Fordow da parte di Teheran, inoltre, l’Europa ha minacciato l’embargo e ha avviato dei colloqui con l’Arabia Saudita per compensare le forniture, altre potrebbero arrivare dalla Libia. Ma in caso di embargo il prezzo del petrolio potrebbe arrivare fino a 200 dollari al barile.

Un duro colpo non solo per l’Europa, ma anche per l’economia iraniana. Nel giro di un mese la moneta nazionale ha perso il 45% del suo valore, un dato drammatico se si pensa che il Paese importa quasi tutto.