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Una capitale per vendersi al mondo. Il Kazakhistan punta su Astana

Una capitale per vendersi al mondo. Il Kazakhistan punta su Astana
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Ancora adolescente e già nel pieno delle sue forze. Lontana dalle grandi rotte turistiche, ma in rapidissima evoluzione, Astana festeggia i suoi primi 13 anni da capitale del Kazakhistan, presentandosi al mondo col biglietto da visita di un sorprendente boom demografico ed edilizio.
 
“Quando ci siamo trasferiti qui – racconta un residente -, non c’era niente di tutto questo. L’intera zona l’abbiamo vista sorgere dal nulla. Tutti quelli che stanno cercando di darsi da fare, elevarsi socialmente o guardare al futuro per trovare migliori condizioni di vita per sé e per i propri figli hanno la tendenza a trasferirsi qui: in quella che è ormai la migliore città del Paese”.
 
Oggi di circa 700.000 abitanti, la popolazione dovrebbe secondo le previsioni sfondare il tetto del milione per il 2030. Effetto di un’operazione in tempi record, che nel 1998 ha sottratto politica e amministrazione ad Almaty.
 
Voluta e pensata dal presidente Nazarbayev, con il suo imponente progetto non ha mancato di attirarsi l’accusa di futuristica riproposizione di una “statolatria staliniana”.
 
Sospetto di molti è quello che incarni la volontà autocelebrativa di un potere, indotto dal suo crescente peso energetico su scala internazionale a maturare un senso di onnipotenza. Interi quartieri sono stati cancellati dalla mappa, per fare spazio a complessi residenziali, sorti per soddisfare la corsa a questo nuovo “Eldorado”.
 
“Non abbiamo abbastanza alloggi per rispondere all’imponente domanda di funzionari pubblici e famiglie – dice Sarsenbek Zhunussov, capo-architetto dei progetti urbanistici della città -. In città il tasso di natalità è abbastanza alto, perché la popolazione è in media molto giovane. Abbiamo un disperato bisogno di lotti e terreni edificabili”.
 
Oltre a nuvole e cielo blu, i modernissimi grattacieli che hanno ridisegnato skyline e paesaggio urbano rispecchiano anche l’ambizione di spostare l’asse economico verso il Nord del Paese, promuovendone Astana in capitale economica.
 
Cattedrale nel deserto della steppa che ricopre la maggior parte del Kazakhistan, la città è un cantiere in fermento. A dettare la linea sembra essere il verbo della crescita, professato dal primo ministro Karim Massimov, al Forum degli investimenti dello scorso anno: “Fare di Astana un esempio internazionale, nella capacità di attirare capitali”. Soprattutto stranieri. 
 
“Un regime di agevolazioni e una serie di norme ad hoc – spiega il responsabile dei progetti economici, Meder Maselov – sono stati implementati per consentire a noi investitori nell’edilizia di beneficiare di particolari esenzioni sul piano fiscale e delle imposte doganali. Allo stesso tempo è stata approvata anche una semplificazione della disciplina inerente la manodopera straniera. La combinazione di questi fattori ha consentito di attirare investimenti pari a quasi 7 miliardi di euro, più della metà dei quali dall’estero”. 
 
Innaffiati da capitali stranieri, uffici ed edifici pubblici sono spuntati come funghi. Una primavera dell’edilizia, accompagnata a quella degli affari. Totem di una zona industriale, coi suoi 6.000 ettari capace di alimentare un giro d’affari pari a circa 7 miliardi di euro, è il centro commerciale Khan Shatyr.
 
Le linee futuristiche della tensostruttura, ispirata a una tenda indiana, portano l’inconfondibile firma del britannico Norman Foster. Gigante dell’architettura, arruolato dalla città insieme al giapponese Kisho Kurokawa, per dare corpo al suo dichiarato disegno, di proiettarsi in avanti e incarnare il Kazakhstan di domani.
  
Anche una piscina fra gli svaghi offerti del Khan Shatyr. Emblema di uno sfarzo di cui, proprio come Dubai, Astana fa oggi il suo fiore all’occhiello. Biglietto da visita di una modernità che, dalle architetture alla breakdance in strada, strizza l’occhio all’Occidente ma guarda soprattutto al futuro. 
 
Tra i più riconoscibili emblemi della città, la Piramide ideata da Foster per il “Palazzo della pace e della riconciliazione”: imponente struttura di 77 metri di altezza, aperta al pubblico nel 2006 per celebrare i valori della tolleranza e della diversità.
 
“Dal punto di vista architettonico Astana è una città molto interessante – dice l’artista Dastan Bissen -. Con tutto questo vetro che riflette edifici e strutture vicine, creando riflessi imprevedibili e sagome astratte sulle facciate dei palazzi… Il tutto poi sullo sfondo delle nuvole e del nostro splendido cielo profondo”.
 
All’interno della struttura, insieme all’Opera, anche una galleria d’arte. Specchio del fermento culturale che sta accompagnando lo sviluppo di questa città, che il governo sempre più vorrebbe affermare come strategico crocevia fra nord e sud del Paese e ponte delle crescenti aperture sulla scena internazionale.