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Libia, il pianto dell'ambasciatore

Libia, il pianto dell'ambasciatore
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Sanzioni alla Libia: le hanno decise gli Stati Uniti, che hanno congelato i beni di Gheddafi, ne discute l’ONU e le chiede, le invoca persino, un amico d’infanzia di Gheddafi. Ha pianto Mohammed Shalgham, l’ambasciatore libico alle Nazioni Unite. Il vice-ambasciatore aveva già presentato le proprie dimissioni, lui no, ancora martedì diceva di non poter abbandonare un amico.

Ma ieri, nel corso del vertice straordinario del Consiglio di Sicurezza, ha detto che quando è troppo è troppo: lui non può più rappresentare quel regime, ha detto, e ha aggiunto: “Che le Nazioni Unite salvino la Libia. No al massacro, all’uccisione degli innocenti. Vi chiediamo una risoluzione decisiva, rapida, coraggiosa”.

È solo l’ultimo di una serie di diplomatici che non vogliono più rappresentare Gheddafi: come l’ambasciatore a Washington, che si era dimesso in settimana e che ha issato la bandiera pre-rivoluzionaria. La seduta alle Nazioni Unite prosegue, nel tentativo di giungere nelle prossime ore ad una risoluzione per isolare il regime di Gheddafi.