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Colonizzazione, non solo ideologia

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Colonizzazione, non solo ideologia

Colonizzazione, non solo ideologia
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Colonizzazione, trappola per la pace? È la domanda che sembra sollevarsi con il frastuono dei martelli pneumatici, tornato a risuonare nelle colonie della Cisgiordani.

Il via agli insediamenti viene dato subito dopo la vittoria della guerra dei Sei giorni, nel 1967, nei territori annessi da Israele.

Nei dieci anni seguenti, i vari governi laburisti incoraggiano le costruzioni con l’obiettivo di instaurare una zona cuscinetto intorno a Israele.

La colonizzazione ha però anche una ragione ideologica, soprattutto in Cisgiordania, territorio che i coloni preferiscono chiamare con i suoi nomi biblici di Giudea e Samaria.

Idith Zertal, storica israeliana, spiega: “Dopo la guerra del sessantasette, la Guerra dei sei giorni, il gruppo o movimento sionista israeliano si è in un certo senso appropriato dell’attività di colonizzazione, con l’obiettivo di creare insediamenti al di là della linea verde, al di là della frontiera internazionale”.

Con l’ascesa al potere del Likud, nel 1977, l’espansione delle colonie subisce un’accelerazione. All’origine ci sono ragioni al tempo stesso strategiche, ideologiche ed economiche.

L’allora ministro dell’agricoltura e presidente del Comitato sugli insediamenti Ariel Sharon sogna di insediare un milione di coloni in dieci anni. Attraverso una politica di incentivi economici, agevolazioni fiscali e sviluppo delle infrastrutture, si punta a espandere le colonie da villaggi rurali a città densamente popolate.

Akiva Eldar, del quotidiano Haaretz, aveva parlato con Sharon all’epoca: “Sharon si rese conto che l’ideologia non bastava, non c’era bisogno di sognatori, c’era bisogno di gente d’azione. C’era bisogno di portare in queste zone persone che avrebbero continuato a lavorare in Israele e creare una sorta di ‘quartieri dormitorio’ anche laici, non solo ortodossi, attirando questa gente attraverso il basso prezzo dei terreni, i trasporti pubblici, le strade asfaltate, le autostrade…”

Finora più di 100 insediamenti sono stati costruiti in Cisgiordania, dove vivono 300 mila israeliani. 200 mila vivono a Gerusalemme est, altro territorio annesso nel 1967.