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Kazakhstan propone di deviare corso fiumi Siberia

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Kazakhstan propone di deviare corso fiumi Siberia

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Per placare la sete di acqua dell’Asia Centrale, il Kazakhstan rispolvera un vecchio progetto sovietico: deviare il corso dei fiumi siberiani.
Accogliendo Dmitri Medvedev – per la firma di una serie accordi di cooperazione – il presidente kazako Nursultan Nararbajev ha lanciato l’idea. Sulla quale il presidente russo, alla luce del cattivo stato del sistema idrico del suo Paese, si è ripromesso di riflettere.

Elaborato negli anni Trenta, prevedeva di far scorrere verso sud fiumi quali Ob, l’Enisej e Lena, che si gettano nell’Artico, per portare la loro acqua alle aree popolate dell’Asia Centrale. Il progetto fu considerato troppo complesso e controverso già da Stalin; fu abbandonato in via definitiva da Gorbaciov a metà anni Ottanta.

Ma, così come la Russia, anche il Kazakhstan, quest’anno ha pagato un prezzo altissimo per la siccità, con una riduzione del raccolto di grano da 21 a 16 milioni di tonnellate. Ed ora ci si ripensa.
Ma in tanti lanciano l’allarme. Negli anni Sessanta del secolo scorso, la deviazione dei fiumi Amu-Daria e Syr-Daria per irrigare le piantagioni di cotone ha portato via via al prosciugamento del Mare di Aral. Secondo gli ambientalisti, l’implementazione di questa nuova idea potrebbe causare una vera e propria catastrofe ecologica.

Ci sono poi le preoccupazioni per la guerra che l’acqua potrebbe scatenare tra Kazakhstan – ricco di gas e petrolio – e Paesi confinanti come Kirghizistan e Tagikistan, poveri di Pil, ma ricchissimi di acqua e che hanno già in cantiere progetti per sfruttare tale risorsa.
Un futuro che qualcuno teme apocalittico.