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Kirghizistan: si temono nuove violenze

Kirghizistan: si temono nuove violenze
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Resta alta la tensione a Osh in Kirghizistan. Nella città, teatro delle violenze, almeno il 70% delle case è stato bruciato durante gli scontri interetnici, iniziati il 10 giugno. Parte della minoranza uzbeka che è rimasta a Osh, resta asserragliata nei quartieri in cui vive.

Sono invece 400mila gli sfollati, in gran parte donne, bambini e anziani della stessa etnia che hanno trovato un rifugio improvvisato nei campi profughi organizzati da Nazioni Unite e Croce Rossa Internazionale su entrambi i lati del confine con l’Uzbekistan.

La situazione in Kirghizistan è precipitata lo scorso aprile quando è stato deposto il presidente Kurmanbek Bakiev, e il governo ad interim di Rosa Otumbayeva ha assunto il potere.

Nel Paese e nei campi profughi in Uzbekistan sono arrivati i primi aiuti umanitari che lentamente vengono distribuiti alla popolazione. Le organizzazioni umanitarie si stanno mobilitando per portare nella zona generi di prima necessità. Le condizioni nei campi intanto diventano di giorno in giorno più difficili: carenza di acqua e di igiene, oltre al sovraffollamento, rischiano di far scoppiare epidemie.

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