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Kirghizistan, emergenza umanitaria dopo gli scontri interetnici

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Kirghizistan, emergenza umanitaria dopo gli scontri interetnici

Kirghizistan, emergenza umanitaria dopo gli scontri interetnici
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Ieri, aveva chiesto l’aiuto russo per fermare le violenze.

Oggi, di fronte al ventilato invio di forze di pace internazionali, il governo provvisorio kirghizo dice no grazie, ce la facciamo da soli: gli scontri interetnici, che hanno fatto almeno 170 morti e quasi due mila feriti, si stanno calmando e la nostra milizia sta riprendendo il controllo del sud del paese.

Eppure, alcuni analisti temono un’estensione del conflitto anche al nord . Un’escalation che preoccupa la comunità internazionale, soprattutto russi e statunitensi che qui hanno basi militari.

Epicentro della crisi tra kirghizi e la minoranza uzbeka, le città sud-occidentali di Osh e Jalalabad. Da qui viene anche l’ex presidente Kurmanbek Bakiyev, destituito in aprile e sospettato di fomentare le violenze.

La vera emergenza adesso è quella umanitaria: 200 mila persone sono fuggite dalle loro case, altre 75 mila si sono rifugiate nell’Uzbekistan che ora ha chiuso le frontiere prese d’assalto. Anche gli stranieri abbandonano il paese.

Russia, Pakistan e Cina hanno promesso aiuti umanitari e le Nazioni Unite hanno già inviato nell’Uzbekistan240 tonnellate di viveri ai rifugiati.