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Ungheria, le elezioni della svolta

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Ungheria, le elezioni della svolta

Ungheria, le elezioni della svolta
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Le elezioni politiche di domenica sono destinate a sconvolgere il panorama politico ungherese. Il leader dell’opposizione conservatrice Viktor Orban è il grande favorito dai sondaggi, col suo partito Fidesz dato intorno al 60 per cento dei consensi.
In grande ascesa anche il partito di estrema destra Jobbik.
“Se Fidesz non riesce a dare una legittimazione sociale ed economica alla democrazia – dice l’analista Zoltan kiszelly -, potrebbe succedere che lo Jobbik possa approfittarne e dire: vedete, la democrazia non vi ha assicurato il benessere, dunque proviamo in un altro modo”.
Orban promette meno tasse per tutti e un milione di posti di lavoro in più. Slogan non nuovi in Europa, ma che in un Paese di 10 milioni di abitanti sembrano ancora meno realizzabili. Ma i sacrifici fatti dagli ungheresi per rimettere in sesto l’economia nazionale hanno creato un terreno favorevole all’opposizione. Altri punti del suo programma, più sicurezza e una riforma della sanità.
Molto più radicali i toni dei neofascisti di Jobbik: l’Ungheria agli ungheresi e galera per i dirigenti politici degli ultimi 20 anni. Per il leader Gabor Vona, la colpa della crisi è delle banche e degli tzigani. I sondaggi danno il partito tra il 13 e il 17 per cento.
L’ironia della sorte, per il governo minoritario socialista di Gordon Bajnai, è quella di essere riuscito, attraverso una politica di rigore, a portare il deficit di bilancio dal 9 al 4 per cento del Pil e a rendere stabile la moneta nazionale, il fiorino.