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Ad Auschwitz il giorno della memoria

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Nel freddo di Auschwitz Birkenau, è stato celebrato ieri il 65.o anniversario della liberazione dei prigionieri nel campo di sterminio, presente il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. Per ragioni anagrafiche, sono sempre di meno i sopravvissuti che possono raccontare le loro storie.

“Ho ricordi molto tristi – dice Mathilde Cohen -. Tutta la mia famiglia è morta qui. Sono l’unica che si è salvata: mio padre, mia madre, mio nonno, mia nonna sono morti qui”.

Le associazioni ebraiche si chiedono ora come fare per mantenere viva la memoria, anche quando non ci saranno più sopravvissuti. Un’esigenza resa più importante dalle minacce che nel mondo di oggi continuano ad arrivare agli ebrei.

“L’olocausto – dice Moshe Kantor, presidente dell’European Jewish Congress – ci insegna che la politica europea di tolleranza nei confronti di regimi fanatici e di leader che minacciano l’armonia mondiale e abusano del loro proprio popolo è destinata a fallire”.

Nel campo di Auschwitz Birkenau sono state assassinate un milione e 300mila persone, principalmente di religione ebraica, tra il 1940 e il 1945.