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General Motors-Opel: una vicenda senza fine

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General Motors-Opel: una vicenda senza fine

General Motors-Opel: una vicenda senza fine
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Il più grande costruttore automobilistico mondiale ha finito per chiedere al governo americano le tutele previste dalla legge sui fallimenti. Era il primo giugno dello scorso anno, e gli ultimi utili registrati da General Motors risalivano al lontano 2004. Da allora, il gigante dell’automobile faceva affidamento sugli aiuti pubblici, per un totale di 19 miliardi di dollari.

Per risalire la china, GM decide di sbarazzarsi dei suoi asset europei, in particolare Opel e Vauxhall. Solo in Germania, il gruppo ha 24.000 dipendenti, e Berlino quindi entra nella vicenda con un ruolo decisamente attivo. Il governo federale concede un prestito da 4 miliardi e mezzo di euro, e si attiva direttamente nella ricerca di un partner industriale. È raro vedere un governo tedesco così attivo in campo industriale e finanziario.

Berlino insiste perché Opel vada al consorzio austro-canadese Magna, alleato alla russa Sberbank, e General Motors fa propria la scelta del governo tedesco. Il 10 settembre, viene ufficializzata la scelta dell’acquirente per Opel e Vauxhall.

“Sono contenta che General Motors abbia accettato di vendere Opel a Magna, in conformità ai nostri accordi e con il beneplacito del governo federale”, dice la cancelliera tedesca, pochi giorni prima delle elezioni che la riporteranno alla guida del governo.

L’acquirente presenta subito un piano che prevede il taglio di 10.500 posti di lavoro nelle fabbriche europee del gruppo, e i sindacati si mobilitano ovunque. Ma è in Spagna, Polonia e Belgio che i lavoratori si sentono più minacciati. Sospettano che Berlino abbia contrattato con Magna per salvare i lavoratori tedeschi, a discapito degli altri.

Il governo federale smentisce. Ma quando General Motors cambia idea, è il 4 novembre, la reazione tedesca è veemente:

“È inaccettabile. L’atteggiamento di General Motors nei confronti della Germania è assolutamente inaccettabile”, dice il ministro dell’economia.

General Motors però ormai ha deciso: non vende più, e annuncia il taglio di 8.300 posti di lavoro. La prima parte del piano viene annunciata il 21 gennaio: GM preannuncia la chiusura dello stabilimento belga di Anversa. 2.600 lavoratori resteranno a casa. I dipendenti di Opel-Vauxhall attendono il seguito.