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Secondo dibattito Obama-Mc Cain: mutui e esteri

Secondo dibattito Obama-Mc Cain: mutui e esteri
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Al centro del confronto fra i due candidati alla Casa bianca che hanno discusso di fronte a una platea di 80 elettori indecisi all’Universtà Belmont di Nashville in Tennessee.

La crisi finanziaria creata dai mutui spazzatura costituisce un valido carburante per Barack Obama. I democratici, negli Stati Uniti, sono tradizionalmente percepiti come più competenti per risollevare l’economia:

“Siamo nella peggiore crisi finanziaria dall’epoca della Grande depressione – ha detto Obama – E credo sia il verdetto finale sul fallimento delle politiche economiche deli ultimi 8 anni, volute fortemente dal presidente Bush e sostenute dal senatore Mc Cain”.

Non facile per John Mc Cain rispondere a un tale argomento, ma il candidato repubblicano ha provato a presentare nuove idee per sbarazzarsi della pesante eredità del suo partito:

“Come presidente degli Stati Uniti, ordinerei al Segretario al tesoro di ricomprare tutti i crediti in sofferenza per rinegoziarli tenendo conto del nuovo valore delle case”.

Il confronto fra i due candidati è stato abbastanza cortese, inframezzato, però, da qualche battuta al vetriolo:

“Capire quale sia la vera proposta del senatore Obama sulle tasse è come infilare il dito nella gelatina – ha detto Mc Cain – Ha fatto già cinque o sei proposte diverse e se aspettiamo ancora un po’ ce ne presenterà probabilmente un’altra”.

“Senatore Mc Cain – ha ribattuto Obama – mi sembra che il suo stile franco e chiaro stia perdendo smalto”.

Poi il dibattito si è spostato sulla politica estera. E i due candidati si sono focalizzati sugli interventi militari americani:

“Il Senatore Obama si sbagliava sull’Iraq – ha detto Mc Cain – Si sbagliava sulla Russia quando c‘è stata l’aggressione contro la Georgia. E nella sua breve carriera non ha mai capito le sfide della nostra sicurezza nazionale”.

“Quando il senatore Mc Cain ha approvato la scelta del presidente di andare in Iraq – ha ribattuto Obama – Diceva che sarebbe stato breve e facile, che saremmo stati accolti come liberatori. Era un giudizio sbagliato e ci è costato molto”.

Mc Cain, indietro nei sondaggi, ha tentato di mostrarsi più incisivo, Obama ha invece giocato la carta della calma, per ispirare fiducia. Alla fine, al momento dei saluti, il candidato repubblicano ha evitato di stringere la mano al rivale democratico.

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