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Dusseldorf, la scommessa dell'apertura alle imprese cinesi

Dusseldorf, la scommessa dell'apertura alle imprese cinesi
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Il 2008 è l’anno del topo, secondo il calendario cinese. Per chi crede nell’astrologia, porterà ricchezza e prosperità. I nati sotto questo segno sono meticolosi, sistematici: qualità che non mancano agli imprenditori cinesi. La concorrenza della tigre asiatica potrà spaventare l’Unione europea, ma di certo non spaventa la città tedesca di Dusseldorf.

Per anni il comune ha incoraggiato le imprese cinesi a trasferirsi da queste parti. E ora non rimpiange la propria scelta, anche se, nel frattempo, l’industria siderurgica locale non ha retto alla concorrenza, e se proprio quest’anno la Cina scalzerà la Germania dal podio di primo esportatore mondiale.

Il sindaco Joachim Erwin: “Fin tanto che il nostro export continua a crescere, la cosa non mi preoccupa. Non si guadagna una medaglia d’oro ad essere il numero uno al mondo. per noi, la sola cosa che conta è segnare un aumento del cinque o dieci per cento”.

Più di 200 imprese cinesi hanno accettato l’invito del sindaco di Dusseldorf. Erwin si considera un amante della cultura e delle tradizioni della Cina, anche se non ne parla la lingua. Ed è convinto che l’apertua a oriente possa procurare solo benefici.

Un’opinione condivisa al quartier generale di Vodafone. Il gruppo collabora con due imprese cinesi di telecomunicazioni: Huawei e ZTE, entrambe presenti a Dusseldorf. Un corridoio separa la sede di Vodafone da quella di Huawei, mentre gli uffici di ZTE si trovano dall’altro lato della strada.

Hartmut Kremling, Chief Technical Officer di Vodafone. “Huawei è un nostro fornitore e anche un nostro partner. Ci fornisce alcune infrastrutture. E anche prodotti per i consumatori”. “Abbiamo anche un centro in Spagna che si occupa di innovazione e un altro qui in Germania. E’ conveniente per tutti”.

Huawei è il principale produttore di tecnologia per cellulari in Cina. Recentemente ha soffiato un contratto ad altre compagnie in Medio Oriente. Ma i dirigenti di Huawei, sia cinesi che tedeschi, assicurano che questo non crea malumori.

Christopher Moch, General Manager Vodafone Business Unit: “E’ un settore in cui c‘è molta competizione. Ognuno cerca di dare il massimo, di fare l’offerta migliore, più vantaggiosa per il cliente. Noi di Huawei cerchiamo di fare meglio degli altri, e talvolta ci riusciamo”.

Huawei ha più volte colpito nel segno, dal suo ingresso nel mercato europeo, nel 2005, assicurandosi numerosi contratti, anche in Italia. Per l’azienda, il tema del dialogo interculturale non rappresenta un problema. Prova ne è l’organizzazione dei festeggiamenti per il nuovo anno.

Lilian Li, Vice President Huawei Europe, Chief Finance Officer. “Abbiamo capito che integrare culture diverse non è poi troppo difficile. Parliamo lingue diverse, è vero, e abbiamo diversi background, ma il modo di vedere le cose, il senso dell’umorismo e anche i buoni sentimenti sono gli stessi”.

Un rapporto, quello tra Dusseldorf e la Cina, non privo di ostacoli, ad esempio quando si tratta di ottenere permessi per i lavoratori cinesi in Germania, dal momento che il governo di Berlino teme la concorrenza straniera.

Thomas Chai, Novatech: “A volte la gente si chiede perché far venire dei lavoratori dall’Asia. Perché non trovarli qui sul posto. Ma il punto è che non li troviamo. Alcuni, certamente, possono essere di qui. Ma per altri posti chiave, abbiamo bisogno di figure particolari, di quadri che qui non possiamo trovare”.

Made in Germany è stato a lungo un marchio di qualità. All’opposto, made in China era sinonimo di prodotti scadenti. Ma le cose stanno cambiando.

Lilian Li: “Made in Germany è ancora una garanzia di qualità, su questo siamo tutti d’accordo. Ma credo che adesso la gente sappia anche che l’Asia, la Cina, costituiscono un’importante area per la manifattura globale. Non tutto il made in China è fabbricato in Cina. E’ il risultato di un processo globale e la qualità è talvolta molto buona”.

L’apertura di Dusseldorf alle imprese straniere non è un fenomeno recente. Da anni, anche le aziende giapponesi sono accolte a braccia aperte. Tanto è vero che più di cinquemila cittadini giapponesi vivono qui.

A Dusseldorf non esiste una Chinatown, ma è stato creato un centro commerciale specializzato in prodotti cinesi, il China Centre. Robert Cao ne è il fondatore. Dice che Dusseldorf è un posto meraviglioso e che i suoi abitanti hanno una mentalità aperta. Il suo China Centre tenta di ricreare idealmente lo stile di vita cinese e ha avuto un gran successo di pubblico. “I tedeschi sono forti in tutto quel che riguarda lo sviluppo tecnologico e la ricerca, guardano al futuro. Anche noi cinesi non siamo male in questo, ma da un punto di vista tecnologico restiamo indietro, rispetto ai tedeschi. Ma con una stretta cooperazione riusciamo a prendere il meglio delle due realtà produttive”.

La compagnia aerea Air Berlin ha scommesso sulla capacità di attrazione di Dusseldorf, intensificando i collegamenti tra la città tedesca e le principali capitali europee. Da maggio, avranno inizio i voli diretti con Shanghai e Pechino.

Joachim Hunold, Chief Executive Officer Air Berlin: “Dusseldorf è un punto di scalo tra i più importanti in Europa, dopo Londra. In un raggio di cento chilometri vivono 80 milioni di persone. Nell’ultimo anno abbiamo attivato diversi collegamenti aerei, sia interni che a livello europeo. E’ il perfetto punto di partenza per la Cina”.

Alcune scuole di Dusseldorf hanno cominciato a offrire corsi di lingua cinese. E la risposta degli studenti tedeschi dimostra un interesse crescente. “In tedesco, un punto non significa niente. Ma in cinese, un punto, o due punti insieme hanno un significato”.

Mentre gli altri studenti imparano il cinese, Yed Tse, 13 anni, impara il tedesco. Promessa della musica classica, è riuscito a entrare al conservatorio Robert Schuman di Dusseldorf. “Mozart, Beethoven, Mendelssohn, posso imparare molto stando qui: voglio diventare un buon pianista”.

L’ingresso nel nuovo anno cinese è stato molto celebrato a Dusseldorf. E se il consiglio municipale continuerà ad attirare aziende e lavoro dalla Cina, l’anno prossimo ci saranno ancora più motivi per festeggiare.