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Non ancora concluso l'assalto alla "moschea rossa" di Islamabad

Non ancora concluso l'assalto alla "moschea rossa" di Islamabad
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L’ “operazione silenzio” è ancora in corso, le teste di cuoio pakistane stanno cercando di stanare i militanti asserragliati nei sotterranei e in altri locali che fanno parte del complesso della “Moschea rossa” di Islamabad: dopo una settimana di assedio e tentativi negoziali infruttuosi, ieri prima dell’alba è stato lanciato l’attacco, che dura ormai da oltre 24 ore. E non si sa quante possano essere le vittime: il portavoce dell’esercito, general maggiore Waheed Arshad, ieri sera confermava che l’operazione è ancora in corso. “Nel pomeriggio – ha detto – i nostri uomini stavano ripulendo la parte meridionale della Madrassa, e in uno dei sotterranei si è avuto uno scontro a fuoco in seguito al quale è morto Abdul Rashid Ghazi, insieme ad alcuni suoi uomini”.

Si tratta di uno dei leader della moschea, l’iniziatore della rivolta: suo fratello era stato arrestato mentre tentava la fuga, lui ora viene dato per morto, ma questo non ha apparentemente fiaccato la resistenza dei militanti, tra i quali si troverebbero, secondo informazioni non confermate, vari uomini di Al Qaida, alcuni dei quali stranieri. Con loro, forse usati come scudi umani, anche decine di donne e bambini.

Ad assalto concluso, si potranno contare i morti: comunque vada, per il presidente Musharraf è un brutto colpo, con le elezioni alle porte. Ieri si sono svolte manifestazioni di studenti islamici in varie località del pakistan, contro l’assalto alla moschea di Islamabad.