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Dopo la condanna di Saddam, l'Europa ribadisce il suo no alla pena di morte

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Dopo la condanna di Saddam, l'Europa ribadisce il suo no alla pena di morte

Dopo la condanna di Saddam, l'Europa ribadisce il suo no alla pena di morte
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Il rifiuto della condanna a morte è totale e s’accompagna a considerazioni d’ordine strategico riguardanti l’acuirsi delle violenze in Iraq. Da Roma, fermo restando il giudizio sul dittatore iracheno, l’impiccagione di Saddam raccoglie le critiche unanimi della classe politica, a partire dal Premier Romano Prodi: “Non avevo espresso soltanto il disagio e la condanna della pena di morte ma anche la preoccupazione che questa servisse a aumentare la tensione” ha detto Prodi.

La reazione italiana è in linea con la posizione di Bruxelles. Il ministro degli Esteri finlandese Erkki Tuomioja, il cui Paese detiene la Presidenza di turno fino a fine anno, ha ribadito la contrarietà dell’Unione Europea alla pena capitale. Stessa fermezza dal Vaticano. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede:

“L’esecuzione di una senteza capitale è sempre una tragica notizia. E’ sempre motivo di tristezza, anche quando il condannato si è macchiato di crimini gravissimi”. Altrettanto netta la condanna da parte dell’associazione Amnesty International che ha sempre considerato approssimativo e ingiusto il processo al Rais:

“Questa esecuzione è deplorevole” dice il portavoce James Dyson, da Londra. “La pena di morte non è soltanto una violazione del diritto alla vita, ma in questo caso arriva oltre tutto a conclusione di un processo chiaramente irregolare. Processi irregolari e condanne a morte facevano parte proprio del regime di Saddam. Questa doveva essere per l’Iraq l’opportunità per voltare pagina, guardare al futuro, non per restare ancorato al passato. Purtroppo è stata un’occasione mancata”.