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Terzo giorno consecutivo di braccio di ferro in Libano

Terzo giorno consecutivo di braccio di ferro in Libano
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Migliaia di manifestanti pro-siriani hanno proseguito il sit-in iniziato venerdì di fronte al Gran Serraglio, il palazzo del governo.
Qui restano sotto assedio, protetti dalle forze dell’ordine che tengono a distanza di sicurezza gli oppositori, i ministri e il premier Fuad Siniora, che ha dichiarato: “I manifestanti stanno esercitando il loro diritto d’espressione. Li rispettiamo, è un loro diritto. Allo stesso tempo, ci sono moltissimi altri libanesi, molti di più, che hanno opinioni diverse. Dobbiamo fare del nostro meglio per riconciliarli”

Hezbollah e i suoi alleati esigono che Siniora si dimetta per dare vita a un governo di unità nazionale.
Non se ne parla nemmeno, è la replica del leader druso Walid Jumblatt: “Siamo qui nel Serraglio con Fuad Siniora, primo ministro legittimamente e costituzionalmente eletto per tutto il Libano con un governo legittimamente e costituzionalmente eletto. Siamo qui e resteremo qui. Siamo a Beirut e resteremo a Beirut”.

E a Beirut è arrivato anche il Segretario Generale della Lega Araba Amr Mussa. Che ha riassunto così lo scopo della visita: “Sono qui per entrare in contatto con alcuni dei leader nazionali e scambiare opinioni su come gestire la situazione”.

E mentre il Libano politico si spacca, il territorio ritrova la sua unità: Israele ha dato oggi luce verde allo spiegamento delle truppe dell’Unifil a Ghajar, ultimo villaggio ancora occupato da Tsahal.