
L'affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuto a fine aprile, è all'origine di questa marea nera la cui estensione è senza precedenti. BP ha moltiplicato gli interventi e gli sforzi per cercare di arginare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, pari, secondo la società petrolifera britannica, a circa 800mila litri (cinquemila barili) al giorno. Ma per numerosi scienziati questa cifra è ampiamente sottostimata: secondo loro, infatti, la perdita giornaliera è compresa tra i 70mila e i 100mila barili al giorno (una quindicina di milioni di litri).
La marea nera ha conseguenze disastrose per la pesca, ormai vietata in una grande porzione del Golfo. Lo stato di "catastrofe naturale" è stato dichiarato, per il settore, negli stati di Louisiana, Mississippi e Alabama. La Casa Bianca ha definito la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico il più grande disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.
Le autorità statunitensi hanno aperto un'inchiesta civile e penale sulla dispersione del greggio. La giustizia dovrà stabilire se ci sono state violazioni delle leggi in materia di acque pulite, specie minacciate, uccelli migratori e inquinamento da idrocarburi. Testi che permettono condanne al pagamento dei costi di pulizia e al rimborso delle spese sostenute dallo stato federale. Somme di denaro potrebbero anche essere previste per la morte degli undici operai deceduti nell'esplosione della piattaforma. BP ha già accettato di pagare oltre 370 milioni di dollari di sanzioni penuniarie e risarcimento danni per diversi casi di presunte frodi e danni ambientali.
L'emoraggia di greggio, che potrebbe continuare ancora nei prossimi mesi, fa temere un disastro senza precedenti per gli ecosistemi dei fondali marini e delle coste. Il direttore dell'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente (EPA) Lisa Jackson ha recentemente affermato che "gli effetti a lungo termine della marea nera sulla vita acquatica restano sconosciuti". Nessuno sa quali saranno gli effetti delle particelle di petrolio e delle componenti chimiche delle sostanze disperdenti sulla catena alimentare dei vari organismi presenti nelle acque del Golfo.
Per Douglas Rader, responsabile degli oceanografi dell'Environmental Defense Fund, questa marea nera colpisce al contempo gli ecosistemi costieri e d'alto mare, cosa senza precedenti. Le acque del Golfo del Messico sono fra le più ricche di pesce e frutti di mare in tutto il mondo. Rappresentano dieci miliardi di dollari di entrate all'anno per gli stati costieri, tra cui la Louisiana.
Da notare che la marea nera che inquina le acque del Golfo del Messico è quasi triplicata in termini di dimensioni in un mese e ormai comprende circa 24.400 km quadrati: un'area pari a quella della Sardegna, secondo uno studio dell'Università di Miami.
