Stupri, violenze e torture nei respingimenti di migranti alle frontiere europee

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Di Maria Psaras
Il libro presentato al Parlamento europeo raccoglie più di 1600 testimonianze
Il libro presentato al Parlamento europeo raccoglie più di 1600 testimonianze   -   Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/The AP

In teoria sono illegali, in pratica avvengono in maniera sistematica. I respingimenti collettivi di migranti alle frontiere europee sono ormai una prassi consolidata, che include spesso violenza, torture e umiliazioni, secondo le testimonianze raccolte nel "Libro nero dei respingimenti", presentato al Parlamento europeo da un network di organizzazioni non governative.

Il libro nero delle violazioni dei diritti

"Abbiamo assistito a un aumento di pratiche simili alla tortura ai confini dell'Unione Europea", Spiega a Euronews Hope Barker, coautrice del volume.

"Tra questi, episodi di violenza sessuale, come quello di una persona violentata con il ramo di un albero. Abbiamo registrato un aumento dell'uso di scariche elettriche, persone rasate o con croci disegnate in testa e altre forme di violenza legata a motivi religiosi. Abbiamo visto emergere una serie di comportamenti come questi negli ultimi anni".

Secondo gli autori dello studio, la Commissione europea sta chiudendo entrambi gli occhi sulle violazioni dei diritti che avvengono alle frontiere esterne dell'Unione. Per questo diversi eurodeputati chiedono una procedura di infrazione nei confronti dei Paesi europei coinvolti: Austria, Italia, Grecia, Slovenia, Croazia, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

"Abbiamo un regolamento su Frontex, che comprende un articolo per interromperne le operazioni. E abbiamo regolamenti sulle procedure di asilo che assegnano la responsabilità anche agli Stati membri. Le regole ci sono e la Commissione deve agire", affermaCornelia Ernst, europarlamentare tedesca del gruppo La Sinistra.

Il Libro nero dei respingimenti ha raccolto più di 1.600 testimonianze negli ultimi sei anni, in 15 paesi, nove dei quali appartenenti all'Unione. Il rapporto accusa le autorità nazionali di ignorare le prove delle violazioni registrate dalle Ong e di non aver avviato indagini adeguate per verificarle, lasciando così impuniti i responsabili.