Meno imballaggi, meno rifiuti: l'Europa traccia la strada

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Di Vincenzo Genovese
I rifiuti da imballaggio sono aumentati del 20% negli ultimi dieci anni nell'Unione Europea
I rifiuti da imballaggio sono aumentati del 20% negli ultimi dieci anni nell'Unione Europea   -   Diritti d'autore  Jennifer Jacquemart/ EC - Audiovisual Service

Piu riutilizzo, piu riciclo, meno rifiuti: È la ricetta della Commissione europea, che ha presentato un nuovo regolamento sugli imballaggi. Due gli obiettivi principali: la completa riciclabilità di tutti i pacchetti e confezioni entro il 2030 e la riduzione dei volumi complessivi di spazzatura da essi generati (-5% nel 2030,  -10% nel 2035 e -15% nel 2040). 

Le nuove misure

Nel testo vengono proposte diverse misure, a cominciare dalla lotta agli sprechi. La Commissione punta a combattere tutto quello che definisce "packaging non necessario", visto che fra l'altro il 40% di plastica e il 50% di carta utilizzate nell'Unione vengeno destinati al confezionamento, attività responsabile della stessa quantità di emissioni di C02 di uno Stato europeo di medie dimensioni.

"Per esempio: quando si riceve un pacco ordinato online, non dovra avere piu del 40% di spazio vuoto. In questo modo ridurremo il volume non necessario delle confezioni", spiega a Euronews Virginijus Sinkevičius, commissario europeo all'Ambiente.

Alcuni tipi di imballaggi usa-e-getta, invece, verranno direttamente eliminati, come quelli per frutta e verdura nei supermercati, quelli serviti nei bar e nei risotranti per il consumo immediato o le mini boccette di shampo degli hotel.

Tra i punti più innovativi del regolamento ci sono poi, sicuramente, le soglie di riduzione specifiche per i diversi tipi di imballaggi: un grande risultato per Clarissa Morawski, co-fondatrice e attuale amministratrice della piattaforma Reloop, che cerca di influenzare le politiche comunitarie promuovendo il riutilizzo e l'economia circolare. 

"Scatole per il trasporto, pacchetti per articoli casalinghi, contenitori di bevande, bottiglie di vino: tutte queste categorie dovranno avere una percentuale di prodotti riutilizzabili. È la prima volta al mondo", dice a Euronews. In effetti, ogni comparto dovrà rendere riutilizzabili una parte crescente dei suoi prodotti.

Riciclare o riutilizzare?

Verrà potenziato anche il sistema di vuoto a rendere che gia esiste in vari Paesi europei. si tratta di un meccanismo in cui, all’acquisto di un prodotto, il consumatore paga una cifra supplementare per il suo contenitore. La somma gli viene poi restituita quando consegna il contenitore vuoto.

Il meccanismo, funzionale al riutilizzo, sarà obbligatorio per alcuni oggetti: bottiglie di plastica e di alluminio fino a tre litri. Ma c'è una deroga, come spiegato da fonti comunitarie a Euronews: un Paese potrà essere esentato dall'implementazione del sistema di vuoto a rendere se dimostra che questi materiali vengono recuperati tramite raccolta differenziata almeno al 90%

Proprio il vuoto a rendere obbligatorio preoccupa governo e mondo industriale italiano, che teme un possibile calo di business nella filiera del riciclo. Il nostro Paese vanta un modello virtuoso di riciclo in anticipo sugli obiettivi europei, costruito in anni di investimento.

Nelle settimane precedenti alla presentazione del regolamento sono arrivate critiche sia dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto, sia da Confindustria, che denuncia un "impatto devastante" su un comparto da 1.850 miliardi di euro e oltre sei milioni di posti di lavoro.

Per sviluppare un circuito di 100mila macchinette in cui i consumatori restituiscono i contenitori vuoti in cambio di denario servirebbe un investimento iniziale di circa 2,3 miliardi di euro, e un costo di gestione di circa 350 milioni di euro all’anno, secondo i calcoli del Conai, il consorzio nazionale imballaggi. Una cifra tra 500 milioni e un miliardo di euro servirebbe invece a finanziare un sistema informatico che renda possibile ottenere la cauzione in tutta Italia.

"Accuse ingiustificate"

Il commissario Sinkevičius ritiene però ingiustificate le obiezioni italiane. "Vogliamo riciclare ancora di più: c'è ancora una quota del 35% di plastica che non viene trattata, mentre l'utilizzo di materiali plastici è in aumento". Anche il vice-presidente della Commissione e titolare del Green Deal Frans Timmermans, presentando il regolamento insieme a Sinkevičius, ha spiegato che riciclo e riutilizzo non sono alternativi, ma complementari.

L'industria del riciclo dovrebbe infatti beneficiare di un nuovo sistema di etichette volte a facilitare la raccolta differenziata e soprattutto di target vincolanti per le percentuali di plastica riciclata da includere nei nuovi imballaggi

Per questo, spiega Emmanuel Katrakis della Federazione europea delle imprese del riciclo, il regolamento è un buon punto di partenza che potrà essere migliorato nel prosieguo del processo legislativo, quando verranno discusse le modifiche proposte da Consiglio e Parlamento europeo.

"Oggi in Europa solo il 12-13% dei materiali impiegati dalle industrie proviene dal riciclo. Quindi ci sarebbero molti margini di miglioramento per rimettere in circolo dei materiali che formano quei prodotti utilizzati dai consumatori ogni giorno".

I rifiuti da imballaggio, del resto, non mancano: ogni europeo ne produce circa 177 chili all'anno, secondo i dati del 2020, con un aumento del 20% nell'ultimo decennio. C'è molto da riciclare, e da riutilizzare.