Caso Pegasus, (non) parla la direttrice dei servizi segreti spagnoli

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Di Efi Koutsokosta  & Vincenzo Genovese
Nell'ambito del cosiddetto "catalangate" sarebbero stati spiati i dispositivi di 65 persone legate all'indipendentismo catalano
Nell'ambito del cosiddetto "catalangate" sarebbero stati spiati i dispositivi di 65 persone legate all'indipendentismo catalano   -   Diritti d'autore  KENZO TRIBOUILLARD/AFP

Tante domande, ma nessuna risposta nell'udienza del Parlamento Europeo dedicata all'utilizzo in Spagna del software Pegasus, con cui sono stati spiati alcuni politici indipendentisti catalani.

Anche il presidente spagnolo Pedro Sánchez e due ministri del suo governo sono stati vittime di spionaggio, forse da parte del Marocco. Il cosiddetto "catalangate" resta, però, il caso politicamente più spinoso con varie figure dell'indipendentismo sorvegliate da Madrid.

Un muro di silenzio

Testimone d'eccezione era il capo dei servizi segreti spagnoli Esperanza Casteleiro, che però non ha fornito spiegazioni agli eurodeputati, sostenendo di essere tenuta a dare spiegazioni soltanto al Parlamento spagnolo.

La direttrice del Centro Nacional de Inteligencia (Cni) si è limitata a spiegare nel dettaglio il quadro giuridico in cui operano i servizi segreti del suo Paese, argomento che non soddisfa alcuni degli europarlamentari presenti. Come Saskia Bricmont, belga dei Verdi/Ale, lo stesso gruppo di alcune delle vittime di spionaggio.

"Tra le persone spiate ci sono, ad esempio, membri del Parlamento europeo, la cui immunità dovrebbe protegge nell'ambito del loro mandato. E quindi spiare gli eurodeputati è illegale".

"Non abbiamo avuto vere risposte su questi elementi, durante l'udienza", dice la parlamentare a Euronews. "Da un lato, vogliamo che la magistratura possa svolgere il suo lavoro in piena indipendenza. D'all'altro, chiediamo anche ai governi di condividere maggiori informazioni con la commissione d'inchiesta del Parlamento, perché tutti stanno usando l'argomentazione della sicurezza nazionale".

Ma c'è anche chi difende il silenzio della direttrice dei servizi segreti. "Non è che non voglia parlare, è che non può farlo. Questa è una legge e in uno stato di diritto le regole vanno rispettate", afferma Jordi Cañas, eurodeputato spagnolo di Renew Europe

"Il Centro Nacional de Inteligencia ha rispettato la legge. Ha indagato 18 persone, sulle 65 ipoteticamente sorvegliate, per un possibile reato e su ordine del tribunale. La direttrice è intervenuta per rispetto a questa commissione e per dire quello che può, cioè pochissimo".

I rappresentanti spagnoli del gruppo liberale, ma anche socialisti e popolari, difendono la legittimità del Cni nel condurre operazioni di sorveglianza che rientrino nell'ambito legale.

La Commissione Pega ha organizzato finora indagini conoscitive nei Paesi in cui è stato denunciato l'uso di spyware, come Ungheria, Polonia e Grecia. Ma anche, in Israele, dove ha sede l'azienda produttrice di Pegasus. Dalla lista delle missioni, però, continua a mancare la Spagna.