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Il piano delle case farmaceutiche per estendere la durata dei brevetti

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Di Gregoire Lory
Entro la fine del 2022, la Commissione europea dovrebbe adottare una nuova legislazione sui prodotti farmaceutici
Entro la fine del 2022, la Commissione europea dovrebbe adottare una nuova legislazione sui prodotti farmaceutici   -   Diritti d'autore  Darron Cummings/AP2006   -  

La ricerca di nuovi antibiotici è una necessità sempre più pressante di fronte alla resistenza antibatterica. Mentre la Commissione europea è impegnata in un processo di revisione della legislazione farmaceutica, le aziende del settore cercano di difendere i propri interessi, non senza polemiche.

La proposta delle case farmaceutiche

Secondo le case farmaceutiche, la ricerca richiede investimenti non sempre ripagati, visto che non tutti gli antibiotici hanno un valore commerciale che ne renda appetibile la produzione su larga scala. 

Per questo propongono allora un sistema ingegnoso ma controverso: in cambio della sua attività di ricerca, a un'azienda dovrebbe essere concessa una proroga dell'esclusività di un brevetto su un altro farmaco prodotto, più redditizio, come ad esempio un ansiolitico o un antidepressivo.

Lo spiega a Euronews Nathalie Moll, amministratrice delegata della Federazione europea delle andustrie e associazioni aarmaceutiche (EFPIA).

"La resistenza agli antibiotici è la più grande pandemia globale, destinata a costare più di mille miliardi all'anno a partire dal 2030. Ora sta uccidendo 400mila persone all'anno nell'Unione Europea. Questo sistema ci servirebbe per assicurare di immettere sul mercato dai due ai quattro antibiotici ogni anno".

Dura opposizione

Fortemente contrarie sono le associazioni di tutela dei consumatori, per cui l'estensione dei brevetti si tradurrebbe in un costo per i sistemi sanitari nazionali e per i cittadini. Queste organizzazioni rimangono diffidenti e hanno già fatto sapere che vorrebbero un dibattito pubblico, aperto e trasparente sul tema.

"Se continuiamo ad applicare questa esclusività oltre la scadenza del brevetto iniziale, significa che il consumatore deve pagare di più", dice a Euronews Monique Goyens, direttice generale dell'Organizzazione europea dei consumatori (BEUC). 

"Perché non potrebbe esistere nessun farmaco equivalente più economico. Quindi il consumatore non ha scelta e paga di più. Significa anche, in alcuni paesi, che il trattamento diventa semplicemente inaccessibile, perché alcune aziende farmaceutiche venderanno solo dove il mercato è più redditizio".

Contattata da Euronews, la Commissione europea riconosce che questo meccanismo proposto dalle aziende è in discussione nell'ambito della revisione della normativa farmaceutica, ma precisa anche di avere diverse opzioni sul tavolo.