Il dibattito sull'energia domina la settimana europea

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Di Efi Koutsokosta
Il dibattito sull'energia ha domainato la settimana europea
Il dibattito sull'energia ha domainato la settimana europea   -   Diritti d'autore  Michael Probst/The Associated Press

Un nuovo round del confronto energetico tra Russia e Unione Europea va in scena tra Bruxelles e Mosca. Ancora una volta Gazprom ha chiuso il gasdotto Nord Stream 1 per alcuni giorni, mentre con i prezzi dell'energia in crescita costante, la Commissione europea sta pianificando interventi sul mercato dell'elettricità per mitigare i costi e sembra convinta della necessità di un tetto al prezzo del gas. L'appuntamento cruciale è il 9 settembre a Bruxelles, quando si incontreranno i ministri dell'Energia.

Come risolvere il problema

L'intervento sul mercato non è più un tabù per i leader dei Paesi del Nord, ora che il tempo scorre e le forniture di gas per l'inverno potrebbero essere a rischio .

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto capire che serve un cambiamento nelle politiche energetiche.

"I prezzi alti dell'elettricità stanno evidenziando, per motivi diversi, i limiti del nostro attuale modello di mercato. Che è stato progettato in circostanze completamente diverse e per scopi completamente diversi. Non è più adatto all'obiettivo. Ecco perché la Commissione sta lavorando a un intervento di emergenza e a una riforma strutturale del mercato elettrico.Serve un nuovo modello di mercato per l'energia elettrica che funzioni davvero e ci riporti in equilibrio.

Ma cosa significa questo in termini concreti? La convizione generale ora è che probabilmente i prezzi rimarranno elevati per diversi anni. Per questo sono allo studio diverse opzioni nell'Unione europea, come spiega Simone Tagliapietra, esperto di energia del think tank Bruegel

C'è la proposta greca di un price cap per il gas scambiato sul mercato o l'eccezione iberica, il sistema già in atto in Spagna e Portogallo.

"Il punto è capire dove sta il problema - dice Tagliapietra-. L'Europa si trova in una situazione in cui c'è un problema quantitativo. Abbiamo bisogno di una certa quantità di gas per l'inverno nel caso in cui la Russia tagli le forniture e dobbiamo proteggere il nostro sistema energetico dai rischi di una sostanziale carenza. Poi, abbiamo anche un problema di accessibilità dei prezzi dell'energia, che, come ben sappiamo, stanno salendo alle stelle.

La Commissione sembra non essere convinta del potenziale di un price cap sul gas, che alcuni hanno chiesto negli ultimi mesi. Invece l'idea è quella di puntare su un tetto per l'elettricità prodotta tramite tutte le altre fonti che che costano meno del gas: quindi rinnovabili, nucleare, ecc. L'idea sarebbe quella di non smantellare subito il funzionamento del mercato elettrico, ma di iniziare con alcune misure di emergenza, che non stravolgono il mercato mondiale perché saranno presto riviste.

Parte della soluzione

"Dobbiamo chiarire che c'è un limite a ciò che una riforma del design del mercato o interventi di emergenza possono fare per limitare i prezzi - prosegue Tagliapietra-. Non dobbiamo pensare che questo tipo di intervento risolverà magicamente il problema energetico dell'Europa.

 Non lo farà. Siamo in un mercato molto ristretto, quindi faremo ancora fatica a trovare l'equilibrio tra domanda e offerta. Questa è solo una parte della soluzione. A mio avviso, la soluzione principale avrà inevitabilmente a che fare con la riduzione della domanda di energia, sia di gas che di elettricità. Ed è esattamente questo il motivo per cui è molto importante che i governi si concentrino sulla riduzione della domanda in questo momento.

Il finanziamento di queste misure, tuttavia, potrebbe essere un problema.

"Quando gli Stati devono intervenire fiscalmente in quest'ordine di grandezza, entra in gioco il problema della capacità fiscale, che non è uguale in tutta Europa. Quello che la Germania può fare è ovviamente diverso da quanto può fare l'Italia, vista la diversa situazione delle loro finanze pubbliche. 

Quindi la domanda è: visto che i diversi paesi hanno capacità fiscali diverse per reagire a questi shock esogeni, dovremmo, come abbiamo fatto durante la pandemia, istituire uno strumento a livello europeo per mutualizzare parte di questi sforzi? Questa discussione penso sia iniziata proprio a marzo, nel vertice di Versailles... si è parlato della possibilità di avere un Next Generation Eu per l'energia. Il tema è scomparso dal dibattito, ma potrebbe tornare", conclude Tagliapietra.

La scelta ungherese e la spinta spagnola

Ma mentre aumenta il timore che la Russia possa chiudere completamente i rubinetti del gas per ottenere una leva politica nei confronti dell'Unione europea eviene interrotto il flusso nel gasdotto Nord Stream 1, il governo dell'Ungheria ha annunciato la firma di un accordo con Gazprom per 5,8 miliardi di metri cubi in più di gas al giorno.

I paesi dell'Europa meridionale, invece, insistono sulle loro proposte di cambiamento del modello di mercato e di tetti ai prezzi di gas ed energia. Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez è pronto a guidare i colloqui e ha promesso solidarietà al resto dei Paesi europei.

“La Spagna è pronta a usare tutte le sue capacità per aiutare quei Paesi che in questo momento soffrono maggiormente per la dipendenza dalla Russia e dal ricatto energetico di Putin. Dobbiamo ricordare che la Spagna possiede il 30% delle capacità di rigassificazione dell'intera Europa”

L'addio a Gorbaciov

Quella trascorsa è stata anche la settimana in cui la Russia ha salutato l'ultimo leader dell'Unione Sovietica.

Michail Gorbaciov, una figura molto rispettata e apprezzata in Occidente, è morto martedì all'età di 91 anni in un ospedale di Mosca.

Sarà ricordato come il leader che mise fine alla Guerra Fredda senza spargimenti di sangue, ma non riuscì a impedire il crollo dell'Unione Sovietica.

Ecco perché è molto impopolare in Russia, dove l'attuale presidente Vladimir Putin ha descritto come "la più grande catastrofe" il crollo dell'Urss, innescata dalla la cosiddetta perestrojka, l'insieme delle riforme interne di Gorbaciov.

L'eredità politica di Gorbaciov è particolarmente contestata anche in Lituania.