Nell'Unione Europea sempre più paesi per l'embargo al gas russo

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Di Stefan Grobe
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Mentre la guerra in Ucraina si prolunga, l'Unione Europea ha annunciato questa settimana un sesto round di sanzioni contro la Russia.

Il pacchetto contiene alcune delle sue misure più dure, tra cui un divieto totale alle importazioni di petrolio, più sanzioni alle banche e ai sospettati di crimini di guerra.

Ma è l'embargo petrolifero, su cui l'UE si sta concentrando da settimane, che rappresenta il sacrificio per il blocco per infliggere dolore alla Russia e alla sua economia.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue: "Oggi affrontiamo la nostra dipendenza dal petrolio russo. E siamo chiari, non sarà facile perché alcuni Stati membri dipendono fortemente dal petrolio russo. Ma dobbiamo semplicemente farlo".

Affermare "non sarà facile" è come minimo un eufemismo. I governi ceco e slovacco hanno espresso resistenza, poiché vogliono un periodo di transizione. Così il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto: "In questa forma, questo pacchetto di sanzioni di Bruxelles non può essere sostenuto in modo responsabile, non possiamo votarlo. L'Ungheria può essere d'accordo con queste sanzioni solo se le consegne di petrolio greggio tramite oleodotti fossero esentate dalle restrizioni".

A oltre di due mesi dall'inizio dell'invasione russa, gli operatori umanitari delle Nazioni Unite hanno iniziato ad aiutare i primi sfollati in arrivo dalla città assediata di Mariupol e dalle devastate acciaierie Azovstal ・a seguito dei colloqui del segretario generale delle Nazioni Unite a Mosca e Kiev.

Coordinati dalle Nazioni Unite e dal Comitato internazionale della Croce Rossa, diverse centinaia di civili sono stati salvati in due operazioni di evacuazione.

Si ritiene però che ci sia ancora un numero imprecisato di persone intrappolate a Mariupol che hanno un disperato bisogno di assistenza. Sono solo un esempio dell'orribile situazione umanitaria in molte parti del Paese.

Per saperne di più, parliamo con David Miliband, presidente e CEO dell'International Rescue Committee ed ex ministro degli esteri britannico. 

Euronews: Ci racconti l'urgenza della situazione umanitaria sul campo, qual è la situazione?

David Miliband: Sono appena tornato da una visita in Moldova e Ucraina centrale, dove ero all'inizio di questa settimana. Penso che i suoi telespettatori sanno che c'è paura in Ucraina. È la paura delle persone che sono state cacciate dalle loro case a milioni. 5 milioni che attraversano le frontiere verso l'Europa, altri probabilmente da 5 a 7 milioni sono sfollati interni. Le persone che ho incontrato avevano lasciato padri, fratelli, mariti a combattere e stavano fuggendo perché temevano per la loro vita con pochi beni e con enormi bisogni di assistenza sanitaria, di sostegno economico e di sostegno reale nell'affrontare il trauma che stanno tutti vivendo.

Euronews: Cosa è più necessario ora in Ucraina?

David Miliband: Penso che la situazione all'interno dell'Ucraina rientri in due categorie. Innanzitutto ci sono le città assediate, ovviamente Mariupol è il caso estremo. E il bisogno umanitario che c'è di mantenere in vita le persone, mantenere in funzione le forniture d'acqua, mantenere in funzione l'assistenza sanitaria, avere scorte di cibo. Il resto del paese è relativamente sicuro, relativamente sicuro, sottolineo. In realtà c'è bisogno di sostegno economico per il sostentamento che l'International Rescue Committee fa attraverso la distribuzione di aitui, attraverso il supporto sanitario, attraverso il sostegno al governo dell'Ucraina, nel sostenere il sistema sanitario che è stato sottoposto a una costrizione estrema.

Euronews: In che misura l'Ucraina è diversa dalle altre guerre in cui l'IRC ha aiutato i civili?

David Miliband: L'Ucraina è molto, molto diversa sotto un aspetto significativo, che è oggetto di una guerra tra stati. Ma per altri aspetti, il conflitto in Ucraina rappresenta la pietra miliare di quella che io chiamo l'era dell'impunità. Impunità significa azioni senza conseguenze, crimini senza punizione. E quello che stiamo vedendo in Ucraina e altrove sono minacce ai mezzi di sussistenza dei civili.

Euronews: Una domanda all'ex ministro degli Esteri, se posso. Come andrà a finire, c'è una possibilità realistica di una soluzione diplomatica?

David Miliband: Le guerre finiscono anche per la vittoria di una parte o per l'esaurimento di entrambe le parti. Quello che penso che abbiamo visto negli ultimi due mesi è che non ci sarà una chiara vittoria per il tentativo russo di conquistare l'intera Ucraina, che era l'obiettivo originale della guerra. Ma ciò da cui siamo lontani, al momento, è l'esaurimento di una delle parti. Questo pone le basi per una sfida molto lunga per il popolo ucraino soprattutto, ma anche per i vicini europei che stanno affrontando le conseguenze del conflitto. Penso che nessuno possa sapere cosa dirà il presidente Putin nel suo discorso di lunedì 9 maggio, lunedì prossimo, giorno della vittoria per la fine della seconda guerra mondiale. Ma penso che sia molto, molto importante, sperando nel meglio in termini di una soluzione diplomatica per pianificare il peggio. Ed è certamente quello che stiamo facendo come agenzia umanitaria.

Le persone che lavorano per IRC, la Croce Rossa o qualsiasi altra organizzazione umanitaria stanno facendo un lavoro straordinario.

Eppure, ci sono persone normali in tutta Europa, lontane dal conflitto e non legate alle ONG direttamente esposte alla guerra, che mostrano anche la loro solidarietà con l'Ucraina.

Alcune di loro lavorano per questa azienda di tessuti negli altopiani scozzesi. Hanno deciso di tessere un tartan unico, con i colori della bandiera ucraina, il blu e il giallo.

Il tartan viene trasformato in tutte le diverse cose che l'azienda produce solitamente, che si tratti di coperte da picnic, sciarpe o gonne o giacche, persino collari per cani e calze di Natale. I profitti realizzati dall'azienda saranno devoluti alle vittime della guerra.

La fondatrice dell'azienda dice che vuole tessere un kilt per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dice che quando glielo consegnerà gli dirà che è uno scozzese onorario.