Il Latte dei Sogni e la Biennale dell'ottimismo nonostante tutto

Biennale Arte di Venezia
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Di Giulia Avataneo  &  Frédéric Ponsard

Con un anno di ritardo causa pandemia, la 59esima Esposizione internazionale d'arte di Venezia riapre in laguna.

Per sette mesi si riaccenderanno i riflettori su un punto di riferimento per l'arte mondiale e tra gli eventi più antichi al mondo, le cui origini risalgono a fine Ottocento. Oggi il nucleo è dedicato all'arte contemporanea,

Turisti e appassionati d'arte potranno farsi un'idea della nostra epoca vista attraverso il prisma degli artisti di tutto il mondo. Un evento imperdibile che intende quest'anno, attraverso il suo programma e il titolo "Il Latte dei Sogni", tornare a reincantare attraverso l'arte un mondo in pieno travaglio ecologico e politico.

Ottimisti nonostante tutto

Ognuno degli 80 Paesi espositori è rappresentato da uno o più artisti negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Per l'Italia la mostra è a cura di Eugenio Viola. Ma le 110 esposizioni collaterali fra città e isole accontentano davvero tutti.

Cecilia Alemani, prima donna alla guida della Biennale, parla di una mostra ottimista, che mette in luce soprattutto le artiste e gli esordienti. Il tema è preso in prestito dal libro dell'autrice surrealista Leonora Carrington

"Racconta la storia di questo mondo dove ci sono creature ibride, esseri magici e celebra una sorta di libertà di spirito che è mancata molto durante la pandemia - spiega Alemani - Il titolo viene interpretato in molti modi diversi. Ma credo che mostri anche il ruolo della dimensione onirica e una sorta di surrealismo nella mostra".

La guerra entra alla Biennale

L'invasione lanciata dalla Russia in Ucraina ha avuto anche un impatto sulla Biennale: il padiglione russo è rimasto chiuso per volontà degli stessi artisti e curatore, che si sono dimessi. l’Ucraina è rappresentata dall’artista Pavlo Makov, fuggito dalla città di Charkiv.

La sua opera Fountain of Exhaustion, Aqua Alta era a Kiev quando è scoppiata la guerra il 24 febbraio.

È stata miracolosamente ricostruita in Italia in tempo record. Per Pavlo Makov, nato in Russia ma cittadino ucraino, la guerra vede da tempo due culture contrapporsi.

Il padiglione ucraino

"Sono nato in Russia ma da 3 anni vivo in Ucraina - racconta Makov - Per me la cittadinanza significa tutto. Ed è così per tutti gli ucraini. Il nostro padiglione, come gli altri, e anzitutto una rappresentazione del Paese. Così mi sono sentito molto più cittadino in quel momento prima che artista. Come dico di solito, dietro ogni tipo di guerra, c'è sempre un conflitto culturale, ed è sicuramente quello che stiamo vivendo ora".

La Biennale ha dato pieno suo supporto morale e logistico all'Ucraina, anche con eventi collaterali dedicati in vario modo agli artisti ucraini. Fra questi spicca This is Ukraine, una mostra alla Scuola Grande della Misericordia che raccoglie nomi di primo piano tra cui JR, Damien Hirst, Murakami, Marina Abramovic, al fianco di giovani artisti ucraini.

Alcuni di loro erano presenti con una deroga speciale a firma del presidente Volodymyr Zelensky, che in presenza del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è intervenuto con un discorso appassionato sull'arte e la cultura.