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Ai Weiwei: la telecamera sui rifugiati

Ai Weiwei: la telecamera sui rifugiati
Di Paolo Alberto Valenti

<p>Da quando la sua vita è anche a Berlino l’artista dissidente cinese <a href="http://www.pbs.org/newshour/art/5-times-ai-weiweis-art-has-called-attention-to-the-refugee-crisis/">Ai Weiwei</a> è entrato in una dimensione pienamente europea e non è un caso che stia girando un film sui rifugiati.</p> <p>Weiwei spesso descritto come il maggiore artista cinese vivente, ha tenuto una conferenza stampa a Berna in occasione dell’apertura della mostra cinese “Whispers” con circa 150 opere di artisti cinesi contemporanei presso il Museo Paul Klee.</p> <p>L’autore racconta la sua opera per quello che è attualmente, un girato da 600 ore, fatto da centinaia di interviste con tutti i tipi di persone: politici, preti, rifugiati, membri <span class="caps">ONG</span>, attori e vittime di questa crisi epocale.</p> <p>Ai Weiwei ha già lasciato tracce sul tema col memoriale a Berlino fatto dai giubbotti di salvataggio abbandonati sulle spiagge di Lesbo oppure con l’installazione di coperte termiche in una mostra a Praga.</p> <p>L’artista si è recato spesso negli ultimi mesi presso i campi di rifugiati in Grecia, a Lesbo o Idomeni, sul confine fra Grecia e Macedonia.</p> <p>Il film, che sarà pronto il prossimo anno, è ancora in lavorazione, sono tante le squadre che mettono a fuoco la situazione dei rifugiati sempre in divenire, ogni giorno.</p>