Saleh Muslim: "L'attacco turco ad Afrin è una vendetta di Daesh"

Il leader curdo siriano accusa la Turchia di sostenere Isil, e di vendicare le sconfitte subite per mano delle milizie a maggioranza curda.

È una guerra ad alleanze variabili, quella in Siria. Con l'intervento della Turchia su Afrin, nel nord-ovest del paese, la Russia ha "abbandonato" i curdi, aveva detto a euronews i primi giorni dell'attacco Saleh Muslim, ex copresidente del Partito dell'Unione democratica, il volto più noto della leadeship curda.

L'abbiamo incontrato di nuovo a Bruxelles, dove ci ha detto: "È una sorta di vendetta di Daesh, che le milizie a maggioranza curda hanno sconfitto in molte zone. Un tipo di vendetta che viene portata avanti dalla Turchia. E in questo c'è un qualche tipo di accordo fra il regime siriano, l'Iran e la Turchia.

Le due parti si rimpallano le accuse: Ankara considera i combattenti delle Unità di protezione del popolo terroristi, l'amministrazione a maggioranza curda ricorda i legami della Turchia con i jihadisti.

"La Turchia non è diversa da Daesh - prosegue Muslim -, che è cresciuto con il suo aiuto, e i combattenti sono stati addestrati dai turchi, e perfino ad Afrin ora stanno usando quel che resta dei membri di Daesh scappati da Raqqa e da Mosul".

E gli Stati Uniti, che hanno appoggiato finora i curdi siriani? Washington ha già detto che non abbandonerà Manbij, dove la Turchia minaccia di aprire un secondo fronte dell'operazione "Ramo d'ulivo".

"L'alleanza internazionale contro Daesh è ancora lì - conferma il leader curdo -. Eticamente dovrebbero continuare a sostenerci. Ma non sappiamo che cosa succederà, che cosa faranno se i turchi avanzano. Finora la posizione degli Stati Uniti ci soddisfa. Dicono: siamo qui, vi difenderemo. Non dovrebbero esserci attacchi su Manbij.

Per la Turchia l'operazione ad Afrin è legittima, in quanto lo Ypg, le Unità di protezione popolare, sono considerate il ramo siriano del Partito del Lavoratori del Kurdistan il cui nome è presente nelle liste delle organizzazioni terroristiche di Turchia, Stati Uniti e Unione europea. Ma giovedì in una risoluzione votata a larga maggioranza il Parlamento europeo si è detto "seriamente preoccupato per le conseguenze umanitarie dell'intervento militare" nella regione.

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