Scontro all'Europarlamento su liste elettorali e presidente della Commissione

Gli eurodeputati votano contro il principio di una lista transnazionale, ma a favore di un capo dell'esecutivo Ue che derivi dalle scelte degli elettori

No alle liste transnazionali europee. Gli eurodeputati si sono espressi contro la proposta di introdurre liste elettorali non espressione di un solo paese. Proposta che dovrebbe comunque essere discussa al Consiglio del ventitré febbraio. La maggioranza dei governi è contraria, ma il francese Macron resta un convinto sostenitore.

"Se vieni eletto su una lista che va da Helsinki a Lisbona, nessun elettore ti vedrà come il suo deputato a cui rivolgersi, a cui porre domande, da prendere a calci nel sedere se sbaglia", spiega Emar Brok, della maggioranza di centro-destra che ha fatto barriera contro il provvedimento.

Passano invece altre due proposte: una riguarda i 73 seggi che si libereranno con la Brexit. 46 saranno congelati in attesa di nuovi Stati membri, gli altri saranno redistribuiti fra i paesi attualmente sottorappresentati, fra cui l'Italia che ne otterrà tre. Il Parlamento ha poi detto sì ai cosiddetti "Spitzenkandidaten".

Una contraddizione per il verde Philippe Lamberts: "Se ci sono candidati leader europei - dice - dovrebbero competere in un collegio elettorale europeo. Ora i popolari vogliono gli uni ma non l'altro.Io penso che questo derivi principalmente dalla paura per un certo Emmanuel Macron, che odia gli Spitzenkandidaten e vuole liste transnazionali. Allora i popolari hanno detto: ok, avrai l'esatto contrario".

Il principio alla base degli Spitzenkandidaten è che il presidente della Commissione debba essere l'espressione del maggiore gruppo parlamentare. L'idea è che in questo modo gli elettori avrebbero voce in capitolo nella scelta del capo dell'esecutivo europeo.

"Se non fosse così, faremmo un passo indietro, e questo manderebbe un segnale sbagliato - commenta l'analista Janis Emmanouilidis -. Penso che si debba considerare il principio degli Spitzenkadidaten come un progresso: ora come migliorare il processo, come renderlo più interessante dal punto di vista elettorale?"

Per rendere permanente la procedura introdotta nel 2014 la decisione dell’Europarlamento dovrà essere confermata dai capi di Stato e di governo.

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