Perché le proteste in Iran sono diverse da quelle del 2009

In Iran sono scoppiate, ormai quasi una settimana fa, grandi proteste diffuse a livello nazionale. Non sembrano diminuire di intensità nonostante le continue minacce e la repressione da parte del regime.

Si tratta della prima volta che una folla così grande scende in piazza da almeno otto anni a questa parte. Nel 2009 disordini e sommosse erano scoppiati per protestare contro presunte frodi elettorali elettorali contro la rielezione del presidente dell'Iran Mahmud Ahmadinejad alle presidenziali. 

Tuttavia le differenze tra quanto stiamo vedendo in questi giorni e quanto accadde allora ci sono e sono tante. In termini di dimensioni, leadership e obiettivi.

Le manifestazioni arrivano in campagna

Nel 2009, le proteste si sono concentrate principalmente nelle grandi città come Teheran, Tabriz e Isfahan. Chi è sceso in strada chiedeva un nuovo conteggio dei voti per via di presunte frodi elettorali. Gli abitanti di Teheran sono stati primi a manifestare. 

Questa nuova ondata di proteste, al contrario, è diffusa in tutto il paese. Iniziata a Mashhad, si è presto propagata in oltre trenta piccole e grandi città iraniane. Molte persone hanno dimostrato a Izeh, Shadegan e Mahdasht, piccole città di cui neanche molti iraniani avevano mai sentito parlare. Questi luoghi sono diventati teatro di intense proteste e scontri.

Le richieste della classe media, nel 2009, erano prettamente politiche: non si puntava ad un cambio al timone del Paese quanto al riconteggio dei voti. Questa settimana, però, 39 anni dopo la Rivoluzione iraniana, sono state le preoccupazioni economiche a portare i manifestanti nelle piazze. Il divario tra le classi sociali ha raggiunto il punto più ampio. Ora sì che gli slogan di protesta chiedono un cambiamento di regime.

Disoccupazione e corruzione

Mentre la revoca delle sanzioni in seguito all'accordo nucleare del 2016 ha aiutato l'economia nel complesso, la maggior parte di questo miglioramento si è limitata al settore petrolifero. La disoccupazione in generale è superiore al 12% e almeno il doppio tra i giovani.

Le politiche del Presidente Hassan Rouhani hanno contribuito a contenere l'inflazione, ma alcuni prezzi dei beni hanno subito un'impennata. Le uova, per esempio, ora costano due volte tanto rispetto all'anno scorso. Inoltre, la politica di tagli alle elargizioni statali - offerte dal suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad - ha esposto maggiormente le famiglie alla volatilità dei prezzi.

Parlando alla folla durante la prima grande manifestazione a Mashhad, la scorsa settimana, un uomo ha descritto la sua sofferenza per una vita precaria, senza lavoro. "Ne abbiamo avuto abbastanza di stare senza impiego, senza soldi", ha detto in uno dei tanti filmati pubblicati sui social media.

Ma non sono stati solo i bassi dati sull'occupazione a infiammare le proteste di questa settimana. Le accuse di corruzione, la cattiva gestione finanziaria e il coinvolgimento dei militari nelle questioni economiche sono visti come fattori di divisione classista all'interno della società iraniana. Slogan politici molto nitidi come "Morte al dittatore!" e "Abbasso la Repubblica Islamica" si sono sentiti distintamente per le strade.

Giovani manifestanti e città povere

Alcune delle città in cui si sono diffuse di più le proteste sono tra le più povere dell'Iran. Finora sono state arrestate più di 450 persone, e il ministero degli Interni afferma che l'età media della maggior parte dei detenuti è compresa tra i 20 e i 25 anni. Queste cifre mostrano come la maggior parte dei manifestanti abbia meno di 25 anni. Prendendo in considerazione l'età, la geografia e altre caratteristiche demografiche, si può affermare che la maggior parte di loro non ha connessione diretta con il movimento 2009.

Uno dei mantra più importanti della Repubblica islamica dei primordi, nel 1979, è stato il sostegno alle classi più svantaggiate e oppresse nella società. Ecco perché nel 2009 le autorità iraniane hanno bollato i manifestanti come privilegiati e borghesi, screditandoli in un certo senso. Ma questa volta sono stati proprio "gli oppressi" a scendere in strada. 

Il regime iraniano non ha capito ancora come affrontare la situazuione. Si tratta di un fenomeno nuovo per le autorità e diventa sempre più difficile prevedere come si evolverà la situazione.

Nei primi giorni, la forza trainante di queste proteste sono stati i social network, in particolare Telegram

Da domenica, i funzionari iraniani hanno completamente bloccato Telegramm e Instagram. Anche Internet è rimasto non accessibile per molte ore. 

Le persone in Iran con cui abbiamo parlato hanno riferito che il modo migliore per comunicare tra manifestanti "è quello di distribuire volantini con informazioni su data e luogo della prossima protesta". Una tecnica più facile nelle città piccole che in quelle grandi. 

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