Theresa May e la legge di Murphy

Se qualcosa può andar male state sicuri che andrà male, recita la legge di Murphy. Ed è proprio quello che è accaduto alla premier britannica Theresa May, protagonista di un’esperienza che ricorderà a lungo. L’intervento al congresso del partito conservatore doveva segnare la sua resurrezione politica, dopo il fiasco delle elezioni di giugno. È stato un disastro. La prima parte del discorso è andata via bene, finché non è accaduto l’imprevisto: un comico, Simon Brodkin, che era riuscito ad accreditarsi al congresso, si è avvicinato al podio e ha allungato alla premier una «lettera di licenziamento», urlando che gli era stata commissionata da Boris Johnson ambizioso ministro degli Esteri che spèara contro la May un giorno sì e l’altro pure. Poi la tosse, l’acqua che le va di traverso e le esce dalla bocca e le lettere dello slogan sul muro che si staccano dalla parete facendo sembrare il tutto una puntata della ruota della fortuna. I giornali si scatenano con i giochi di parole. Il Sun, che pure era favorevole alla May, crea neologismi con le lettere rimaste appiccicate al muro. Il Guardian fa la cronaca fredda, mentre i quotidiani d’area conservatrice cercano di limitare i danni. Senza grande successo

Il Daily mail ha titolato perfido: “C‘è un lato positivo in tutto questo. Dopo una giornata del genere la Brexit sarà una passeggiata”.
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