La Catalogna risponde colpo su colpo a Madrid nella "guerra dei quadri"

Dopo la polemica e le prese in giro sul quadro posto dietro al Re di Spagna Felipe IV durante il suo inusuale discorso alla nazione di martedì scorso, nel bel mezzo della crisi politica con la Catalogna, c’era una certa attesa per la contro-mossa della massima autorità catalana, Carles Puigdemont.

El rey Felipe VI pronunció su mensaje institucional ante un cuadro de Carlos III, el monarca q impuso el castellano en Cataluña. Casualidad? pic.twitter.com/2nfnFhh8Jx— Fran Serrato (@FcoSerrato) October 3, 2017Innanzitutto la scelta dell’ora

La stessa di quella del sovrano spagnolo, 24 ore più tardi, suggerisce una sorta di “sfida”, una dialettica da pari a pari. Il “president” è comparso nel salone Virgen de Montserrat del Palau della Generalitat de Barcelona, e la messa in scena includeva l’entrata dalla porta nel salone in cui si celebrano tutti gli atti di protocollo. Tutto all’apparenza molto più dinamico, che suggerisce un’idea di “azione” più marcata rispetto alla fissità e al grave piano fisso istituzionale dalla Casa Reale, il giorno precedente. Anche questa volta, però, c‘è un quadro di mezzo

Si tratta di Sant Jordi, San Giorgio, che uccide il drago, opera di un pittore anonimo del secolo XV-XVI e che solitamente occupa questa parte di palazzo. Il piano della telecamera si è poi fatto più stretto, consentendo allo spettatore di vedere solamente la bandiera catalana (quella ufficiale, senza nessun simbolo indipendentista), e la porta retrostante è rimasta aperta.

Un rey con un palo Vs una puerta abierta. pic.twitter.com/6LxdlY7NxA— Antonio Maestre (@AntonioMaestre) October 4, 2017Il quadro torna sulla scena alla fine del discorso. Se ipotizziamo che entrambi i dipinti siano di per sé un messaggio, seppur simbolico, il Sant Jordi che discretamente lascia per un po’ la scena risulta meno minaccioso rispetto al “manganello” (la “porra”) dietro Felipe VI.

¿ES ESTO UNA PORRA? pic.twitter.com/J7aFKs8M50— Jonathan Martínez (@jonathanmartinz) October 3, 2017Vale la pena ricordare per i malpensanti che Sant Jordi è il patrono della regione autonoma e ci sono centinaia, migliaia di quadri e sculture del santo che uccide il dragone in tutta la Comunità. Dalla Generalitat ricordano che il dipinto è sempre posto all’entrata dello studio del “president”, e non è stato collocato per l’occasione.

Il tono del discorso di Puigdemont è stato più posato rispetto alla dichiarazione del Re, con più pause. Uno dei momenti più commentati sui social network è stato quando il leader catalano si è rivolto al sovrano personalmente, dicendogli “Così, no”.

.KRLS farà una declaració institucional, a les 21 h al Saló Mare de Déu de Montserrat. Atents al quadre que potser tindrà darrere pic.twitter.com/KOnygnMt43

— Barcelona Singular (Bcnsingular) October 4, 2017San Giorgio che uccide il drago è un messaggio per Felipe VI?

Come nel caso del ritratto di Carlos III che è apparso nel messaggio alla nazione del monarca, non possiamo fare altro che avanzare delle supposizioni. Però in entrambi i casi è chiaro che la scelta del luogo in cui parlare non è mai casuale, e si sarebbero potuti scegliere altri punti del palazzo.

Secondo la leggenda, il dragone ucciso avrebbe chiesto un tributo troppo grande alla città di Salem, in Libia. Non solo pecore, ma quando queste iniziarono a scarseggiare, anche giovani virgulti tirati a sorte. Almeno fino alla ribellione della popolazione. Secondo la leggenda, Jordi salvò la principessa del regno uccidendo il dragone con la sua lancia. Quando il sangue della bestia toccò il suolo, nacque subito un roseto. I catalani ricordano il santo ogni 23 di aprile offrendosi l’un altro delle rose.

Se siamo ancora lontani da una ripresa di una sana dialettica istituzionale, i messaggi subliminali che le due parti si inviano non mancano di certo.

Sant Jordi matando al dragón. Anónimo, Siglo XV – XVI Cortesía del Palau de la Generalitat.

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