Italia: il più grande patrimonio artistico al mondo sotto minaccia

Sono oltre 200mila i siti archeologici, i beni storici, monumentali ed architettonici in Italia; senza contare quelli paesaggistici. Il Bel Paese detiene il record mondiale di testimonianze considerate dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità: 53 i siti a cui tocca il prestigioso riconoscimento, contro i 52 della Cina, che vanta un territorio 32 volte più esteso. Un primato che comporta però oneri e responsabilità in merito alla sua tutela e valorizzazione. A minacciare questo sterminato tesoro sono, quotidianamente, più fattori: il dissesto idrogeologico, la criminalità e il vandalismo, il traffico illecito di opere d’arte e lo stato di abbandono in cui versano numerosi beni culturali.

Il dissesto idrogeologico

I dati comunicati a giugno dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) non sono per nulla confortanti. Circa 80 mila siti sono a rischio di frane o alluvioni, di cui quasi 11 mila nelle classi di pericolosità “elevata” e “molto elevata”. Più di tremila opere d’arte minacciate dal dissesto idrogeologico si trovano a Roma e quasi 1300 a Firenze (le mappe ISPRA sono disponibili qui).

La criminalità e il vandalismo

Criminalità e vandalismo costituiscono un altro serio fattore di rischio. Solo poche settimana fa, il 7 settembre scorso, in Puglia, la villa romana di Faragola è stata gravemente danneggiata da un incendio, molto probabilmente di carattere doloso. I lavori di restauro e valorizzazione, durati oltre 14 anni, erano da poco terminati. «Molti elementi verificabili in situ fanno pensare che un gruppo di persone con una certa esperienza abbia appiccato il fuoco», spiega Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici del Mibact e docente dell’Università di Foggia, che ha seguito per anni gli interventi di riscoperta del sito. «In zona esistono interessi legati alla mafia, ma non ci sono indizi che permettano di stabilire con certezza chi sia il colpevole». Per fare una stima dei danni è ancora presto, ma per Volpe si aggirano tra i 4 e i 5 milioni di euro. «Bisogna ridefinire le strategie di gestione dei siti, in modo che il responsabile sia sempre facilmente individuabile – aggiunge Volpe -. Occorre, inoltre, mettere a punto manutenzioni programmate dei beni culturali e stilare piani paesaggistici territoriali».

Traffici illeciti di opere d’arte

In Italia, nel 2016, i furti totali di beni culturali sono stati 449, in diminuzione rispetto agli anni precedenti (nel 2011 erano stati 906). Toscana, Campania, Piemonte e Lazio le regioni più colpite dalle sottrazioni illecite di beni culturali. Quasi 25 mila le opere d’arte recuperate lo scorso anno, per un valore complessivo di quasi 54 milioni di euro. In diminuzione gli scavi clandestini scoperti: sono 14 rispetto ai 21 del 2015 e ai 59 del 2014. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Comando dei Carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale.

L’incuria e l’abbandono

«Un sito abbandonato diventa terra di nessuno e in questo modo i rischi ai quali esso è esposto aumentano esponenzialmente; tra questi il furto o il vandalismo», commenta Maria Rosaria Iacono, vicepresidente di Italia Nostra, associazione italiana in prima linea nella denuncia dello stato di degrado di numerosi siti culturali. Da Pompei in Campania alle Mura Aureliane a Roma, l’elenco di beni privi di un’appropriata manutenzione e controllo è lungo. Le segnalazioni totali, raccolte da Italia Nostra dal 2011 ad oggi, sono state oltre 200. Tra queste, quella della reggia-fattoria borbonica di Carditello, in Campania. Rimasta per anni in completo stato di abbandono, è stata totalmente depredata. Oggi il sito è stato recuperato. Di recente, invece, è stata denunciata la condizione di trascuratezza in cui versa Villa Zanelli a Savona, in Liguria, uno dei più significativi capolavori del liberty italiano.
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