Come si diventa uno stato riconosciuto dalla comunità internazionale?

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che i curdi iracheni non dovrebbero lanciarsi in una “avventura destinata a concludersi con una delusione”. In Catalogna si tenta per la seconda volta in tre anni di effettuare un referendum. Il 9 novembre 2014 l’iniziativa era stata bloccata dal Tribunale costituzionale spagnolo e trasformata in una consultazione informale.

Tutto questo porta a chiedersi: una volta che un popolo dichiari l’intenzione di separarsi dallo “stato-madre”, e una volta che il SI’ ha vinto in un ipotetico referendum… cosa succede? Come si fa a farsi riconoscere il voto dalla comunità internazionale ma, soprattutto, a diventare uno stato autonomo e accettato dal diritto condiviso?

Di seguito, i passi necessari per essere riconosciuti come un “governo su un territorio sovrano dotato di un esecutivo, un apparato burocratico, tribunali e altre istituzioni” (secondo la definizione di Global Policy)

Primo passo – dichiarare le proprie intenzioni

La prima azione che una nazione deve compiere per potersi chiamare Stato indipendente è dichiarare le proprie intenzioni, appunto. Per farlo, deve soddisfare alcune regole del diritto internazionale che si trovano nella Convenzione di Montevideo sui diritti e i doveri degli Stati, un trattato firmato in Uruguay nel 1993.

Il primo articolo fissa le quattro norme fondamentali per gli Stati firmatari per essere riconosciuti come personalità giuridica internazionale, ovvero:

Una popolazione permanente

Un territorio definito

Un potere di governo esclusivo

La capacità di intrattenere rapporti con altri stati

Secondo passo – ottenere il riconoscimento

Uno Stato deve essere riconosciuto dagli altri Stati della comunità internazionale. Una decisione che ogni Paese prende a propria discrezione. Entità come Taiwan, la Palestina e il Kosovo, per esempio, sono riconosciuti come Stati legittimi solamente da alcuni. Stati totalmente privi di riconoscimento o riconosciuti solo da un numero ridotto di altri Stati sono definiti come Stati a riconoscimento limitato.

Terzo passo – entrare nelle Nazioni Unite

Da ultimo è necessario fare richiesta per entrare a far parte delle Nazioni Unite, un passaggio che contribuisce a dare un peso enorme alle aspirazioni di un popolo di essere riconosciuti dalla comunità internazionale.

L’ONU ha 193 membri, ovvero Stati sovrani in possesso di determinati requisiti per unirsi all’organizzazione transnazionale. Le Nazioni Unite in sè non sono né una entità statale né un governo indipendente, e quindi non hanno facoltà o autorità per riconoscere unilateralmente uno Stato o un Governo.

Sul suo sito c‘è scritto che l’ONU è “aperto a tutti gli Stati amanti della pace che accettino gli obblighi contenuti nella Carta” firmata a San Franciscco nel 1945 . Per essere ammesso uno Stato deve completare la seguente procedura:

Inviare una lettera di domanda al Segretario Generale unitamente a una dichiarazione formale in cui ci si impegna a rispettare gli obblighi previsti nella Carta;

Il Consiglio di Sicurezza vaglia l’ application . Sono necessari i voti positivi di 9 dei 15 membri del Consiglio, a patto che nessuno dei membri permanenti (Cina, Francia, Russia, UK, USA) abbia votato contro;

Una volta avuto l’ok del Consiglio di Sicurezza, la domanda è presentata all’Assemblea Generale (193 membri) per il suo parere. Serve una maggioranza dei due terzi dei votanti.

Il parere dell’esperto: quante sono le possibilità di successo?

Per la Catalogna sarà difficile essere riconosciuta come Stato indipendente senza il consenso della Spagna, sostiene Robert Liñeira, politologo esperto di questioni elettorali e referendum dell’Università di Edinburgo.

Secondo Liñeira sarebbe improbabile che gli alleati di Madrid in Europa e oltreoceano appoggino le rivendicazioni catalane – a meno che la Spagna ordini una molto improbabile invasione della Catalogna all’indomani del voto del 1 ottobre.

“L’elemento chiave qui è il riconoscimento da parte degli Stati principali – questo cambierebbe tutto. Proprio perché la creazione di uno Stato è un fatto politico, non c‘è quasi nessuna base legale a supporto. Essere uno Stato vuol dire far parte di un club, quindi è cardinale essere riconosciuti dagli altri membri e in particolare da altri stati Europei, quindi nel medesimo contesto della Catalogna”.

“Paesi come la Francia non riconoscerebbe mai l’indipendenza della Catalogna in quanto sussistono buone relazioni diplomatiche con la Spagna. C‘è poi il fatto che in generale i governi non amano molto le secessioni e i territori che si staccano da altri Stati”.

E per quanto riguarda il Kurdistan?

“La situazione qui è diversa, ma non ho molta familiarità”, aggiunge Liñeira. “L’Iraq è vicino al fallimento come Stato e il Kurdistan, a quanto ne so, è indipendente de facto. In questo caso si tratterebbe di una secessione da un Paese non democratico, e questo penso cambi tutto”.

I vicini delle popolazioni curde irachene potrebbero avere qualcosa da obiettare. Non solo a livello statale ma anche in sede Nazioni Unite.

“La maggior parte degli Stati tenderebbe ad opporsi all’indipendenza del Kurdistan a meno che si tratti di nemici dell’Iraq che percepiscano un vantaggio nell’indebolire quest’ultimo”, conclude il ricercatore.
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