Referendum in Catalogna: "Ci sarà un conflitto reale, ma non è una crisi europea"

Diamo il benvenuto a Bruno Coppieters, professore presso la fiamminga Libera Università di Bruxelles, esperto di conflitti secessionisti.

Con lui analizzeremo la situazione in Catalogna in vista del referendum del primo ottobre, convocato dalle autorità catalane, ma che Madrid rifiuta di accettare.

((00:22

M. Bruno Coppieters, merci d‘être avec nous.))

00:25

Le autorità catalane hanno chiesto più volte alle istituzioni europee di svolgere un ruolo di mediazione. Ma le istituzioni europee possono avere questo ruolo?

00:34 REPONSE Bruno Coppieters:

No. Per dirlo chiaramente, non sono attrezzate per farlo. Le istituzioni europee in quanto tali, di cui fa parte la Spagna, non possono svolgere un ruolo di mediazione perché non sono abbastanza indipendenti, sono troppo legate alla Spagna.

00:55 QUESTION

Viene spesso evocato il rischio di un contagio ad altre regioni europee, come le Fiandre o l’Italia settentrionale. Si tratta di un rischio reale? Possiamo aspettarci un effetto domino all’indomani del referendum del primo ottobre?

01:12 RESPONSE:

Non credo. Potrebbe esserci un effetto domino se la strategia degli indipendentisti catalani avesse un certo successo, ma non è davvero probabile. Quindi gli altri partiti indipendentisti e nazionalisti europei hanno riflettuto sulla questione, pensano a una strategia a lungo termine. E vediamo che evitano una decisione unilaterale di questo tipo, per timore di restare isolati.

01:44 QUESTION

Immaginiamo per l’appunto che il governo catalano proclami l’indipendenza. C‘è il rischio che si trovi isolato sulla scena internazionale?

01:53 REPONSE

Non sarà riconosciuta. Non ci sarà nessuno stato membro che farà il passo di riconoscere questo governo. Sarà come non esistente. Questo creerà un reale conflitto, perché per una grande parte della popolazione catalana questo governo è legittimo. Allora ci sarà un conflitto reale, ma quest’isolamento farà parte del conflitto.

02:21 QUESTION

I catalani invocano il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Come è percepito questo fatto dagli Stati?

02:27 REPONSE

Diversi governi preferirebbero vedere una politica del dialogo piuttosto che del confronto. Ma in principio difendono tutti, riconoscendo lo Stato spagnolo, il quadro costituzionale esistente. È quindi un approccio diverso da quello del governo catalano secondo il quale questo quadro costituzionale ha perso la sua legittimità.

02:55 QUESTIONS

Quindi la sua sensazione è che tutti gli Stati membri sostengano la Spagna, anche se ha talvolta usato metodi abbastanza forti.

03:03 RESPONSE.

Cercheranno di non dover intervenire, ma potrebbero essere costretti a farlo in caso d’instabilità in Catalogna, ad esempio per una crisi a livello finanziario. È vero dunque che le due parti, il governo spagnolo e il governo catalano, non sembrano più essere in grado di risolvere il conflitto da sole. Hanno bisogno di un mediatore.

03:33 QUESTION

L’Unione europea si trova di fronte a diverse crisi, fra cui la Brexit. Pensa che il referendum sull’indipendenza in Catalogna possa destabilizzare l’Unione europea?

03:43 REPONSE:

No, non si arriverà a questo punto, sarà forse un elemento in più nelle difficoltà che l’Unione europea dovrà gestire. È una crisi, ma è una crisi in Catalogna, è una crisi in Spagna, per il momento non è una crisi europea.

04:04 END
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