Russia: completata la distruzione delle armi chimiche

La Russia ha completato prima del previsto la distruzione delle ultime armi chimiche che possedeva e che erano depositate a Kizner, un villaggio nella regione del Volga. In vent’anni la Russia ha eliminato quasi 40mila tonnellate di armi chimiche. Presente a Kizner con i propri rappresentanti, l’Organizzazione internazionale per l’interdizione delle armi chimiche si è complimentata con i russi.

Il presidente Vladimir Putin lo ha parlato di evento storico, che apre la strada a un mondo più sicuro e in equilibrio più stabile. Il capo del Cremlino ha colto l’occasione per sottolineare che invece gli Stati Uniti non stanno affrontando il compito con la stessa solerzia, avendo già rinviato per tre volte la data della distruzione delle loro armi con il pretesto di non aver preventitvato abbastanza per coprire i costi dell’operazione e ciò malgrado gli accordi internazionali firmati.

Russia e Stati Uniti si erano impegnati a distruggere i loro arsenali chimici nel 1997. Avrebbero dovuto entrambi portare a termine l’impegno entro il 2012, ma il termine non era stato rispettato. Mosca aveva in seguito fissato una nuova scadenza al 2020, mentre Washington aveva preso un impegno per il 2023.

Circa 200 paesi hanno aderito alla convenzione del 1997, che vieta anche la ricerca, oltre che la produzione, lo stockaggio e, ovviamente, l’utilizzo. Secondo l’OIAC è stata verificata l’avvenuta distruzione del 96% delle armi dichiarate.

La questione dell’uso delle armi chimiche è tornata alla ribalta con la guerra in Siria.
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